Adriana Faranda scrive al “Fatto”

Adriana Faranda ha scritto una importante lettera al “Fatto Quotidiano” sui suoi rapporti con Cossiga. Ne riportiamo un significativo stralcio.

Cossiga se ne è andato con un’ultima beffa. Nessuna lettera, per la gente comune. Vorrei, come molti altri, che venissero portate alla luce le verità ancora coperte da un segreto di Stato senza alcun senso ormai. Ma credo anche che insistere oggi a inchiodare Francesco Cossiga a simbolo del male, sia ripercorrere la stessa logica che ci ha portati nel baratro. Siamo stati figli dei nostri tempi, io degli anni Sessanta, lui della guerra fredda, ciascuno con i suoi miti, le sue storture, i suoi errori ed orrori. Oggi, è un altro tempo. Dico senza imbarazzo che mi ha addolorata la sua morte, e che ho sempre provato rispetto per lui. Sia pure se le nostre strade, opposte e parallele, mi apparvero separate alla fine da un ultimo filo spinato, levato come uno schiaffo sull’ultima curva, coi suoi “consigli” su come contrastare l’onda. Provocazione o confessione pubblica? Non importa saperlo. Mi ferì l’insostenibile “naturalezza” con cui la porse. L’immagine che ne ebbi fu che, mentre io ero riuscita a saltare giù da un treno di guerra ancora in corsa, sia pure con imperdonabile ritardo, lui si mostrava ancora insediato al suo locomotore. Per questo credo che le invettive postume, gli insulti e gli esorcismi non siano utili a nessuno. Forse molto meglio sarebbe scendere tutti giù da quel treno.(dal “fatto Quotidiano)

4 Responses to “Adriana Faranda scrive al “Fatto””

  1. faranda moretti ecc invece di esercizi di stile potrebbero, loro si, parlare di quegli anni e di cosa è veramente accaduto. Se non fossero vuoti come sono.

    • cosa è successo? Cosa sanno più di quanto dettagliatamente detto e ridetto? E’ sotto gli occhi di chi vuol vedere!
      Era un’altra epoca, altri tempi, movimenti, stato sociale. Tutto estramamente lontano dall’oggi.
      Hanno parlato, pagato e nulla altro c’è da aggiungere.
      Ci sono i perchè, ci sono i tentativi divenuti fallimenti, linee dure divenute accecanti.
      Errori e orrori a 360°. e invece non si fa che parlarne a senso unico.
      Lo Stato complice di un assassinio che SI POTEVA EVITARE.
      ma lo Stato è al di sopra di tutto, del sangue, delle proprie pistole, delle proprie ragioni.
      Ha pagato lo Stato? Lui, ha pagato?
      Vuoto è chi non razionalizza, chi non ama abbastanza, chi non perdona, chi si lascia accecare da dietrologie senza saper guardare indietro e dentro. Ci si dimentica dei sogni, degli ideali scalpitanti, di avvitamenti mortali.
      Ci si dimentica delle persone, degli intenti.
      L’umana comprensione che non giudica ma cerca di capire, andando oltre l’errore, attraverso la reciproca sofferenza…che segue l’espiazione.
      Qualcuno ha pagato a sufficienza, oltre ogni misura a volte. Ma non basta vero?
      Siamo tutti giudici di una giustizia spesso dimentica (vedi stragi ustica, borsellino, falcone, bolognna, piazza fontana) in egual misura di ciò che è stato e di ciò che sta accadendo oggi, sotto i nostri nasi. Ma è più facile parlare di storia che dell’oggi. Non si può cambiare la storia, l’oggi si. Ma chi ne ha coraggio?

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