L’uomo nuovo della sinistra c’è e si chiama Stefano Rodotà

Se qualcuno  si illude che Fini, un giorno possa dare una mano alla sinistra o quantomeno alla democrazia si sbaglia, perchè Fini è quello che è sempre stato.Fini, a cui oggi tutti guardano come a un Cavour redivivo, è soltanto un politico di lunga lena e consumato mestiere. Non un genio, ma, innegabilmente, un’intelligenza di buona qualità. Nel suo curriculum figurano fascismo e antifascismo, sionismo e antisionismo, nazionalismo e internazionalismo omologante, professioni di democrazia e responsabilità operative di Genova 2001. E’ un politico italiano emblematico: uno che se la cava sempre. Tattica tattica tattica. Un giorno cadrà anche lui e si sbuccerà le ginocchia. Speriamo che non gli arrivino a sanguinare. Quello che De Magistris vede come il ritorno a Canossa non è altro che un mezzuccio per prendere tempo. Per me, invece, lui ragiona più o meno così: intanto mi dichiaro fedele, poi, al momento dei voti di fiducia su ognuno dei cinque punti, mi riservo tutta la libertà di agire. Devo arrivare a primavera per creare l’organizzazione del partito nuovo, in modo tale da poter sostenere – con qualche probabilità di successo – l’urto con il duo BB (Berlusconi-Bossi), che da sempre è stato il vero PdL. Poi dopo le elezioni, come partito di destra, potrò sempre vendermi a Berlusconi. Ma con la possibilità di contrattare sul prezzo.

Dall’altra parte, contro il Berlusca, che appare ormai un attore trombone intento a recitare stancamente la sua fine, si stanno preparando pugnali e tazze di cicuta a volontà. E non da parte dei vari Di Pietro, Bersani e Casini (?), ma da una composita compagnia di soggetti che lo vorrebbero vedere fuori dal giro per la sua impresentabilità e incapacità: Marcegaglia, Montezemolo, Draghi, le destre (v. Cameron) e le sinistre europee, pezzi dell’UE, Obama e, last but not least, una consistente parte della chiesa cattolica, che non può – né sa – dimenticare l’offesa inflitta al suo uomo Boffo. Alla faccia del perdono cristiano!

Il tempo perciò lavora contro Berlusconi e a favore di Fini. Questo l’ex delfino di Almirante l’ha capito e lo sa. Le opposizioni dovrebbero trovare un programma comune e una candidatura di bandiera, un uomo prestigioso, super partes, che dia garanzie di rigore morale e capacità politiche, che io identiifico in Stefano Rodotà, insigne giurista, ex parlamentare italiano ed europeo, stimato in tutto il mondo. Il quale dovrebbe lavorare per rimettere in piedi istituzioni e amministrazioni disastrate e quasi allo sfascio (scuola, università, amministrazione, giustizia) e ri-intrecciare un rapporto di fiducia fra stato e cittadini, aspettando poi che al posto di questi politici che non godono più di una qualsiasi fiducia da parte dei cittadini votanti, si faccia avanti una nuova generazione con qualche idea di cambiamento proiettata nel medio-lungo periodo.

2 Responses to “L’uomo nuovo della sinistra c’è e si chiama Stefano Rodotà”

  1. Troppo bello per essere vero!

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