Libertà di Stampa: la cassazione smentisce Berlusconi.

Libertà di stampa e privacy sono entrambi beni costituzionali, ma la prima «prevale» sulla seconda. Parola della corte di Cassazione che, con una sentenza di venerdì scorso, sembra aver scritto una sorta di memorandum sui rapporti tra informazione e riservatezza, al centro dell’infuocato dibattito politico di questi giorni sul ddl intercettazioni. La tutela della privacy – ricorda la corte – vale come «eccezione» rispetto «al diritto insopprimibile e fondamentale della libertà di informazione e di critica». Un diritto senza il quale non esisterebbe la «sovranità popolare» (non nel senso evocato da taluni attori della vita politica degli ultimi anni). Secondo la Cassazione, infatti, «intanto il popolo può ritenersi costituzionalmente “sovrano”», in quanto sia «pienamente informato» di tutti i fatti di interesse pubblico. È soltanto così che si forma, in modo «compiuto e incondizionato», l’opinione pubblica. La sentenza (n. 16236/2010, presidente Mario Morelli, relatore Bruno Spagna Musso) è stata depositata più o meno nelle stesse ore in cui il premier Silvio Berlusconi affermava che la libertà di stampa non è un diritto assoluto ma incontra un limite in altri diritti «prioritari o uguali», come quello alla privacy. La Corte non sembra dello stesso avviso. Ovviamente, non mette in discussione che il diritto all’informazione possa incontrare dei limiti, ma piuttosto che il diritto alla privacy sia della stessa portata o, addirittura, prioritario. Non è così, scrive la Cassazione, richiamando norme costituzionali, ordinarie e deontologiche, giurisprudenza, anche della Corte di Strasburgo nonché risoluzioni del Consiglio d’Europa. Ne vien fuori un quadro tanto chiaro quanto scontato, osserva qualcuno al Palazzaccio, se non fosse che la sentenza è già rimbalzata in rete e, visti i tempi, «fa notizia». «L’attività di informazione è chiaramente prevalente rispetto ai diritti personali della reputazione e della riservatezza, nel senso che questi ultimi, solo ove sussistano determinati presupposti, ne configurano un limite», scrive la Corte. Un principio valido anche per il giornalismo d’inchiesta che è forse «l’espressione più alta e più nobile dell’attività di informazione».

7 Responses to “Libertà di Stampa: la cassazione smentisce Berlusconi.”

  1. come sempre Silvio Berlusconi vorrebbe rivendicare il diritto a prendere delle decisioni unilaterali e personali a suo piacimento solo perchè una parte degli italiani lo ha votato.
    Ma questo non vuol dire che la sovranità del popolo rispecchia le sue decisioni. Vorrei che qualcuno glielo facesse capire, ci prova la Corte Costituzionale qualche volta,ultimamente anche l’Organismo delle Nazioni Unite, ma non ci riescono ….. è veramente dura, ho sbagliato volevo dire “duro”!

    • dove si può leggere tutto il testo della sentenza ?

    • Speriamo che si riesca a convincere l’inconvincibile a fargli capire che quella parte d’italiani che l’ha votato non gli ha dato carta bianca con diritto di vita e di morte degl’italiani e siamo tanti a non condividere “ave cesare morituro te salutant”

  2. quindi già adesso possiamo ritenere che il popolo non è sovrano vista e considerata il tipo d’informazione che ci viene passata tutti i giorni su tv e buona parte dei giornali.

  3. Da parte della Cassazione sacrosante parole!!!!! Berlusconi sa molto bene ciò che dice. Quando si arroga il diritto di decidere per noi, sa che molti che lo hanno votato non sono d’accordo con lui, ma a lui interessa soprattutto salvaguardare ciò che fa e teme che se noi sappiamo….. non possa più sperare di continuare a stare dove è ora: a capo del governo. Ed è per questo che lui tenta di tirare al massimo la corda per tentare in tutti i modi di rendere al massimo innocui i mezzi di informazione, perché solo così può continuare a fare ciò che vuole. Sa che se esce dalla politica, rischia tutto e a questo gioco (che non è il quiz di Bongiorno) lui non vuole giocare, altrimenti rischia di perdere, e, lui è uno che non sa perdere.

  4. Da parte della Cassazione sacrosante parole!!!!! Berlusconi sa molto bene ciò che dice. Quando si arroga il diritto di decidere per noi, sa che molti, che lo hanno votato, non sono d’accordo con lui, ma a lui interessa soprattutto salvaguardare ciò che fa e teme che se noi sappiamo….. non possa più sperare di continuare a stare dove è ora: a capo del governo. Ed è per questo che lui tira il più possibile la corda per tentare in tutti i modi di rendere al massimo innocui i mezzi di informazione, perché solo così può continuare a fare ciò che vuole. Sa che se esce dalla politica, rischia tutto e a questo gioco (che non è il quiz di Bongiorno) lui non vuole giocare, altrimenti rischia di perdere, e, lui è uno, che non sa perdere.

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