Pomigliano: la classe operaia va in Paradiso.

Il 40% di contrari all’accordo Fiat testimonia una spaccatura più che rilevante. La Fiat non  si aspettava così tanti no. In tutto questo, la linea editoriale dei giornali che passa è quella della gioia per una vittoria che avrebbe salvato 5 mila posti di lavoro e 700 milioni di investimenti. E che si debba esultare per questo. Fabrizio Forquet, del Sole24ore, è ancora più esplicito:

Si può anche alzare il livello dello scontro (senza minacce, però) urlando il mancato rispetto di diritti fondamentali dei lavoratori ed evocando la violazione di principi costituzionali. Ma se poi un’ampia maggioranza di quei lavoratori sottoscrive l’intesa, bisogna saper fare autocritica. Non si vota in massa contro propri diritti fondamentali. E la tesi del ricatto non tiene.
Qui è la realtà che si impone. E la realtà non fa ricatti. Semplicemente esiste. Imponendo alle donne e agli uomini di buona volontà di tenerne conto.

 Il lavoro è una necessità prioritaria, è ovvio. Ma il fatto che delle famiglie si trovino con la pistola puntata alla tempia e che per questo accettino una qualsiasi forma di accordo non autorizza nessuno ad esultare per il risultato ottenuto, pur se voluto direttamente (si, ora sono tutti amanti di questa forma di consultazione) da quelle famiglie stesse. Ha scritto su Repubblica Adriano Sofri:

La famigerata “anomalia” di Pomigliano è perciò largamente pretestuosa: serve a far passare per una cruna il cammello del conflitto sociale e dei diritti sindacali. Un precedente prossimo c’è, ed è l’Alitalia: anche lì era facile trovare le anomalie, e fare piazza pulita delle norme.

Ma è il suo ragionamento finale quello che aiuta a vederci meglio, che descrive alla perfezione il tunnel dentro cui si rischia di finire e dal quale occorrerebbe fuggire prima possibile:

I 10 minuti in meno di pausa – su 40 – la mezz’ora di mensa spostata a fine turno, e sopprimibile, lo straordinario triplicato – da 40 a 120 ore – e una turnazione che impedisce di programmare la vita, sono già un costo carissimo. Aggiungervi le limitazioni allo sciopero e il ricatto sui primi tre giorni di malattia è una provocazione o un errore, di chi vuole usare Polonia e Cina per insediare un dispotismo asiatico in fabbrica qui, quando la speranza è che l’anelito alla dignità e alla libertà in fabbrica faccia saltare il dispotismo in Cina.

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