Patria e lacrime

L’emozione sinora più intensa del Mondiale è anche la più inaspettata. Arriva all’improvviso da Ellis Park, Johannesburg, mentre gli altoparlanti diffondono le note dell’inno nazionale nord-coreano prima del calcio d’inizio con il Brasile. Jong Tae Se, 26 anni, attaccante del Kawasaki Frontale, piange senza nascondere la sua commozione e colpisce dritto al cuore milioni di telespettatori sparsi ai quattro angoli del pianeta. Uno stato d’animo comprensibile, quello di Tae: la Corea del Nord, uno delle nazioni più isolate e più orgogliose del mondo, torna a disputare la fase finale del mondiale dopo 44 anni di attesa. L’ultima volta, in Inghilterra, il dentista Pak Doo-Ik fece fuori l’Italia di Edmondo Fabbri. Qualunque sia il risultato finale della partecipazione nordcoreana a Sudafrica 2010, non dimenticheremo facilmente le lacrime di Tae, fiero di rappresentare il proprio Paese. La risposta migliore ai troppi cialtroni che, anche in Italia, ironizzano o fanno gli spiritosi sull’Inno di Mameli, su chi lo canta e su chi lo difende. Sono così ignoranti che dovrebbero andare a scuola da Jong Tae Se.
Antonio Nigro

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