Archive for maggio 9th, 2010

maggio 9, 2010

Buonanotte compagni.

maggio 9, 2010

Buonanotte compagni.

Una domenica di maggio con il primo sole, con mia figlia che viene da Roma a trovarmi. Una bella domenica. Un lunedi di tanti anni fa ero un giovane avvocato che andava in un Tribunale di Provincia e mentre ascoltavo  la musica, improvvisamente i programmi furono interrotti per annunciare il rapimento di Aldo Moro.  E’ passata una vita ma quel momento è rimasto impresso nella mia memoria come nella memoria di tutti gli italiani. Niente più è stato come prima. Di Peppino Impastato ricordo poco.  I cento passi gli resero l’onore che la cronaca non gli aveva dato. Santi laici, che hanno segnato la storia della nostra martoriata Italia, oggi in mano a un manipolo di briganti. Il ministro La Russa, che celebra l’Unità d’Italia, pensate come siamo ridotti male. Ma passerà! State sicuri passerà! Ne abbiamo viste tante e ne continueremo a vedere, ma passerà. Buonanotte Compagni.

maggio 9, 2010

Orizzonte nero: sei domande a cui nessuno vuole rispondere.

 In questo blog non abbiamo l’abitudine di pubblicare articoli lunghi,  perchè riteniamo che il lettore del blog è normalmente portato a scartarli.  Ma questo report di greenpeace va letto con attenzione e mediatato profondamente. Se col petrolio la natura viene offesa così violentemente  eun disastro petrolifero provocatanti danni, provate ad immaginare un incidente nucleare cosa provocherebbe.

 “It turns out, by the way, that oil rigs today generally don’t cause spills. They are technologically very advanced.”(Risulta poi, tra l’altro, che oggi le piattaforme petrolifere general­mente non causano sversamenti. Sono tecnologicamente molto avanzate.) Barak Obama – 2 aprile 2010 

Dopo tante promesse di “rivoluzione verde” e Green Economy, agli inizi di aprile 2010, Barak Obama ha ridato il via alle esplorazioni petrolifere offshore negli USA, dopo una lunga moratoria.

. Vediamo di capire come e perché.

1. Un incidente senza precedenti? Falso!

La moratoria alle estrazioni petrolifere offshore negli USA non è cominciata per caso. Nel 1969 esplodeva infatti la piattaforma Santa Barbara (California): in dieci giorni, furono rilasciate in mare 12-13.000 tonnellate di petrolio. Almeno 10.000 uccelli furono uccisi. Dieci anni dopo era la volta della Ixtoc 1, della compagnia di Stato messicana PeMex: 450-480.000 tonnellate di petrolio furo­no rilasciate in mare nell’arco di oltre 9 mesi, nel Golfo del Messico. E’ il maggior rilascio di petro­lio in mare mai registrato, con danni anche negli USA che la PeMex non volle mai pagare. Migliaia di tartarughe marine furono sgomberate con gli aerei dalle spiagge messicane, pesantemente contaminate. Altri pesanti rilasci di petrolio furono causati dalle 30 piattaforme danneggiate o af­fondate dall’uragano Katrina, nel 2005: proprio in Louisiana.

2. Una tecnologia all’avanguardia? Falso!

La piattaforma Depwater Horizon non è della BP, che l’ha affittata dalla Transocean, alla modica cifra di 500,000 US$ al giorno. Con quella stessa cifra, la BP avrebbe potuto acquistare, e utiliz­zare, un sistema di bloccaggio del pozzo “a distanza” (azionabile con un sistema acustico, dalla superficie). Perché questo utile congegno, obbligatorio in Norvegia e in Brasile, non è stato uti­lizzato in una piattaforma assolutamente all’avanguardia (come sostiene la stessa BP)? L’uso di questo congegno è stato a lungo dibattuto negli USA, almeno dal 2000. Ma, dopo forti pres­sioni della lobby petrolifera, nel 2003 lo US Mineral Management Service concludeva che “questi sistemi non sono raccomandati perché tendono a essere troppo costosi”. Certo, mezzo milione di dollari sono una bella cifra: ma sono appena il costo dell’affitto giornaliero di una piattaforma. E nel primo quadrimestre 2010 la stessa BP, che ha fatto profitti per quasi 6 miliardi di dollari, per attività di lobby al Congresso USA ha speso non meno di 3,5 milioni di dollari.

3. Mille barili al giorno di petrolio in mare? Falso!

Non sappiamo ancora quanto petrolio stia rilasciando in mare la Deepwater Horizon. Sappiamo che BP ha mentito quando ha dichiarato una stima di circa 1.000 barili al giorno (c.a. 135 tonnel­lare). Già dopo i primi sopralluoghi la NOAA (National Oceanographic and Atmospheric Adminis­tration) ha portato la stima a 5.000 barili/giorno (c.a. 675 tonnellate) e i media riferiscono di stime assai maggiori: il 2 maggio il Wall Street Journal parlava di 25.000 barili al giorno (ovvero 3.375 tonnellate!) e la stessa BP ha dichiarato per la Deepwater Horizon una produzione potenziale di 150.000 barili al giorno (20.250 tonnellate). Queste cifre devono essere moltiplicate per la durata dello sversamento. In ogni caso ci vorrà tempo, bisognerà tagliare la condotta (che sta perdendo petrolio in almeno tre punti) e le perdite di petrolio, che fuoriesce anche da fessurazioni nel fondo marino, saranno bloccate solo scavando un altro pozzo (a mezzo miglio di distanza) per “togliere pressione” al pozzo in perdita. Ci vorranno mesi: Ixtoc 1 è esploso nel giugno 1979 ed è stato chiuso solo nel marzo 1980.

4. BP pagherà tutti i danni? Falso!

Sui media si legge che BP avrebbe già dichiarato che si assume tutte le responsabilità e che pagherà tutti i danni. Non è vero: BP ha dichiarato che pagherà tutte le perdite economiche accertate e quantificabili. Probabilmente non è poca cosa: già i pescatori (soprattutto ostriche e gamberi) si stanno attrezzando per organizzare una “class action” (azione legale collettiva) per chiedere a BP almeno 5 miliardi di dollari. Altri danni economici potrebbero essere richiesti dal settore turistico: già solo la pesca sportiva in mare, da quelle parti è un bussiness da oltre 700.000 di dollari l’anno (oltre 7.700 posti di lavoro). Tuttavia, i precedenti ci dicono che difficil­mente BP pagherà i danni ambientali che sta causando.

Dopo il disastro della Exxon Valdes (Prince William Sound, Alaska 1989) la Exxon Mobil era stata inizialmente condannata a pagare 287 milioni di dollari di danni e 5 miliardi di dollari come am­menda (anche per risarcire i danni ambientali). Dopo anni di appelli e perizie in tribunale, il 25 giugno 2008, la Corte d’Appello ha deciso che Exxon doveva pagare solo 507,5 milioni di dollari di danni. In altre parole, le compagnie petrolifere (e le loro assicurazioni) difficilmente pagano per tutti i danni ambientali collegati alle “maree nere”, danni che, d’altra parte, sono spesso difficili da quantificare.

5. Gli ecosistemi torneranno presto alla normalità? Falso!

Gli effetti di disastri petroliferi come questo sono difficili sia da valutare che da monitorare. In particolare, gli effetti sull’ecosistema pelagico sono particolarmente complessi. Le sostanze tossiche rilasciate dalle migliaia di tonnellate di petrolio potrebbero avere effetti notevoli sia sulle comunità del plancton (organismi che vivono nella colonna d’acqua) che su altre specie. A ciò bisogna aggiungere gli effetti tossici dei disperdenti (ne sono stati usati almeno 400.000 litri) tra cui è confermato l’uso del Corexit (2- butossietanolo), vietato in California perché causa infertilità e malformazioni (o morte) dei feti.

L’uso di disperdenti può ridurre l’impatto sugli uccelli (che vengono “soffocati” dal catrame) ma aumenta quello sulla fauna e flora marina. Spesso è una decisione che si prende per mo­tivi di “pubbliche relazioni” (gli uccelli incatramati fanno sensazione) che è come nascondere l’immondizia sotto il tappeto visto che l’effetto sui pesci è poco visibile. Ad esempio, da metà aprile a metà giugno nell’area è in corso la riproduzione del tonno rosso, una specie già deci­mata dalla pesca eccessiva di cui è stato anche proposto (col sostegno degli USA…) il bando del commercio internazionale. Nella stessa area sono presenti tartarughe marine e cetacei (come le focene, varie specie di delfini, balenottere, capodoglio e capodoglio pigmeo o cogia).

Lungo la fascia costiera del Golfo del Messico, negli USA ci sono oltre 2 milioni di ettari di zone umide, con oltre 400 specie a rischio. Il Governatore della Louisiana ha dichiarato che la marea nera minaccia almeno 14 Aree Protette. Tra le specie in pericolo ci sono varie specie di rettili (tar­tarughe e alligatori), lontre, pellicano bruno (il simbolo della Louisiana) e decine di specie di uccelli migratori, canori e limicoli. E’ difficile stimare in quanto tempo gli ecosistemi si riprenderanno: tra l’altro, l’evento è purtroppo in corso e non abbiamo una stima precisa né dell’area colpita né dei quantitativi di petrolio sversato.(http://www.greenpeace.org/italy/)

maggio 9, 2010

Marea nera: fallisce il tentativo della BP.

‘Non direi che e’ fallito, direi che non ha avuto successo’ ha sottolineato un dirigente Bp. Che vuol dire?  In ogni caso dalmare continuano avenir fuori tonnellate di greggio che si riverseranno all’infinito sulle coste dell’America. La cupola non ha funzionato e potrebbero volerci almeno 24 ore prima che Bp possa effettuare un nuovo tentativo di installare la ‘cupola’ in fondo al mare. Si cerca cosi’ di contenere il petrolio della piattaforma Deepwater Horizon. Dopo il primo tentativo fallito – riportano i media Usa – Bp poterebbe effettuarne un altro lunedi’. Intanto il mare muore.

maggio 9, 2010

Il despotismo.

L’enciclopedia legale, ovvero lessico ragionato di gius naturale compilato da Francesco dr. Foramiti  per i tipi di Giuseppe Antonelli Tipografo in Venezia del MDCCCXLII, definisce il Despotismoquella specie di governo che non riconosce per sua costituzione se non la volontà assoluta del sovrano. Trattasi di governo tirannico arbitrario ed assoluto di un solo uomo senza costituzionie senza leggi. Il principio degli stati dispotici si è che u solo uomo governi secondo il suo volere, non avendo altra legge che lo domini se non i suoi capricci……Il Despostismo è nocevole egualmente ai principi e ai popoli in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Ma comunque la natura umana si solleva sempre contro un governo di questa specieche forma l’infelicità del principe e dei sudditi e se veggiamo ancora tante nazioni sottomesse a questo governo, ciò deriva perchè sono incatenate dalla superstizione, dalla educazione, dall’abito e dal clima. Sembra scritto oggi.

maggio 9, 2010

REGIONE LIGURIA: PRIMA SEDUTA CONSIGLIO IX LEGISLATURA.

 La prima seduta della nona legislatura regionale si e’ aperta ufficialmente ieri mattina alle 10.30 nell’aula del Consiglio regionale. A presiedere l’Assemblea e’ stato il consigliere piu’ anziano, Aldo Siri (luglio 1942), coadiuvato dai consiglieri piu’ giovani in qualita’ di segretari, Maruska Piredda (aprile 1976) e Roberta Gasco (settembre 1976).
  Su 40 consiglieri ben 24 sono al primo mandato: si tratta di Raffaella Della Bianca (Pdl), Marylin Fusco (Idv), Roberta Gasco (Pdl), Raffaella Paita (Pd), Maruska Piredda (Idv), Lorena Rambaudi (Pd), Roberto Bagnasco (Pdl), Alessandro Benzi (Federazione della Sinistra), Armando Ezio Capurro (Noi con Claudio Burlando), Alessio Cavarra (Pd), Massimo Donzella (La Liguria di tutti), Valter Ferrando (Pd), Marco Limoncini (Udc), Giancarlo Manti (Pd), Marco Melgrati (Pdl), Stafano Quaini (Idv), Edoardo Rixi (Lega Nord), Sergio Rossetti (Pd), Matteo Rossi (Sinistra Ecologia e Liberta’), Marco Scajola (Pdl), Nicolo’ Scialfa (Idv), Sergio Scibilia (Pd), Aldo Siri (Pdl), Maurizio Torterolo (Lega Nord).

Inoltre con 25 voti Rosario Monteleone (Udc), candidato della maggioranza, e’ stato eletto Presidente del Consiglio Regionale della Liguria durante la prima seduta dell’assemblea nella nona legislatura.

maggio 9, 2010

DISOCCUPATI E IMMIGRATI OCCUPANO STABILE ABBANDONATO A COSENZA

 Quindici famiglie di disoccupati e diversi migranti hanno occupato da stamattina uno stabile abbandonato nel centro di Cosenza. Si tratta di palazzo Morelli, su Viale Trieste, che ha ospitato per diverso tempo l’ufficio di collocamento ma che adesso e’ inutilizzato. Gli occupanti, che si sono riuniti in un comitato denominato “Prendo Casa”, lo rivendicano per potervi abitare e sottolineano che e’ la prima volta che cittadini del luogo e migranti collaborano in una simile azione di lotta. (AGI)

maggio 9, 2010

Il corsaro nero.

Enzo Scarton

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maggio 9, 2010

Una singolare sfida.

Dal 4 al 10 giugno, nell’ambito dell’Anno di lotta all’obesità, in Puglia, in provincia di Bari, si scontrano in singolar tenzone un comune del Nord contro un comune del Sud, uno di centrodestra ed uno di centrisinistra, un uomo ed una donna accomunati solo dal sovrappeso. Nel corso della settimana saranno sottoposti ad attività fisiche, ad una dieta particolare, a gite, gare, convegni.

maggio 9, 2010

Un’ampia metanalisi non ha rilevato aumenti di rischio significativi per il consumo di queste bevande

Un’ampia metanalisi non ha rilevato aumenti di rischio significativi per il consumo di queste bevande.
Il consumo di grandi quantità di caffè e di bevande gassate dolcificate non è associato a un maggior rischio di cancro del colon secondo un’ampia metanalisi pubblicata online dal Journal of the National Cancer Institute.

Alcuni studi in passato avevano suggerito che il caffè e il tè potessero diminuire il rischio di tumore, mentre altri concludevano il contrario. Il tè, per esempio, contiene antiossidanti che in teoria potrebbero prevenire l’insorgenza di neoplasie, ma contengono anche poliamine, che possono promuoverla. D’altra parte, il consumo di bevande gassate è associato all’aumento di peso, all’obesità e ad altre condizioni potenzialmente in grado di aumentare il rischio di tumori.(liquidarea)