Caso Mills: Berlusconi colpevole.

cassazione: MILLS RETICENTE, FAVORI  BERLUSCONI

 

(AGI) – Roma, 21 apr. – David Mills fu reticente, in qualita’ di testimone, nei processi Arces e All Iberian per favorire Silvio Berlusconi, imputato in quei procedimenti. Ne e’ convinta la cassazione che, nelle motivazioni della sentenza con cui, il 25 febbraio scorso, dichiaro’ prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestato all’avvocato inglese, sottolinea che “il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, si incentra, in definitiva, nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprieta’ delle societa’ offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti”. Questo perche’, si legge nella sentenza n.15208 delle Sezioni unite penali, “era necessario distanziare la persona di Silvio Berlusocni da tali societa’, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione” la cosiddetta legge Mammi’ sui mezzi di comunicazione di massa, “consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprieta’ di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero e la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Pier Silvio Berlusconi”. La reticenza, sottolineano gli ‘ermellini’, “si concreta in un comportamento omissivo nel tacere in tutto o in parte cio’ che il testimone sa circa i fatti sui quali e’ interrogato: il testimone non ha certamente l’obbligo di rivelare fatti sui quali non e’ interrogato, ma, quanto all’oggetto dell’interrogatorio, deve essere sincero, preciso ed esauriente su ogni particolare”. Il tacere, infatti, “ha rilievo in relazione alla materia dell’esame cui il testimone e’ sottoposto e, nella vicenda che ci occupa – spiegano i giudici di ‘Palazzaccio’ – chiarissimo era l’oggetto dell’indagine dei giudici e Mills, nei processi Arces e All Iberian, si era perfettamente reso conto della pertinenza dei fatti e delle circostanze da lui conosciuti all’oggetto dell’indagine e della loro suscettivita’ di portare un contributo alla prova”. Era stato lo stesso Mills, ricorda la Cassazione ripercorrendo le tappe del lavoro dei giudici milanesi, ad “ammettere la propria reticenza”, in particolare nella lettera inviata nel febbraio 2004 a Robert Drennan dello studio Rawlinson & Hunter, nell’ambito di un’indagine fiscale effettuata dalle autorita’ britanniche. Nella missiva, Mills “oltre a riepilogare le vicende relative all’inaspettato guadagno rappresentato dal dividendo di circa 1,5 milioni di sterline (il cosiddetto dividendo Horizon) ‘proveniente dalle societa’ di Mr.B.’, aveva anche raccontato come egli, con la sua testimonianza, avesse ‘tenuto Mr.B. Fuori da un sacco di problemi’ evitando di dire tutto cio’ che sapeva”, nonche’, si legge ancora nella sentenza depositata oggi, “come, all’incirca alla fine del 1999, gli fosse stato detto che avrebbe ricevuto dei soldi, segnatamente 600mila dollari, da considerare quale un prestito a lungo termine od un regalo”.

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