Fibrillazione atriale: quando il cuore fa i capricci.

Palpitazioni, dolore al torace, lieve difficoltà di respiro. Sono alcuni dei disturbi più diffusi quando il cuore inizia a fare i ‘capricci’ e a manifestare segnali d’allarme. Gli specialisti la classificano come fibrillazione atriale, la più comune tra le aritmie cardiache. “La fibrillazione atriale è l’aritmia più diffusa in tutto il mondo e in Italia sono 700 mila i casi noti”, afferma all’ADNKRONOS SALUTE Michele Gulizia, presidente dell’Associazione italiana aritmologia e cardiostimolazione (Aiac).
“Stiamo parlando di una contrazione assolutamente caotica degli atri del cuore – spiega – che causa una contrazione meccanica importante per la buona funzionalità miocardica”. In Italia, sulla base dei risultati dello studio Castel, la fibrillazione atriale interessa il 2,4% dei maschi e il 3,2% delle femmine. Dopo i 70 anni si arriva al 4,9% degli uomini e al 5,4% delle donne. Numeri che indicano nelle fasce d’età più anziane i bersagli principali della fibrillazione atriale, come conferma Gulizia. “E’ una malattia dell’invecchiamento: nella decade 50-60 anni l’incidenza è dello 0,05%, che sale a punte del 9% oltre gli 80 anni. Ma attenzione, il 25% dei soggetti esaminati sopra i 40-55 anni va incontro a episodi di fibrillazione atriale: oltre i 55 anni, dunque, una persona su 4 andrà incontro a questa malattia”.
Le conseguenze della fibrillazione atriale possono essere mortali o invalidanti se la malattia viene trascurata. Per chi ne soffre il rischio di morte prematura è doppio, cinque volte di più quello di ictus. “Oltre ai sintomi più evidenti – sottolinea il cardiologo – non vanno sottovalutati le condizioni associate: l’ipertensione, l’ipertiroidismo, l’abuso di alcolici e droghe, la cardiopatia ischemica e lo scompenso cardiaco”.
La prevenzione della fibrillazione atriale avviene anche attraverso la modifica dello stile di vita, eliminando tutte quelle sostanze stimolanti ed eccitanti che, secondo gli specialisti, facilitano l’aritmia, come il fumo e l’alcol.  Occhio anche all’alimentazione: “Va evitato il sale che incide negativamente sui valori della pressione.

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