Quando la lega fa scuola.

Ecco che, fingendo di applicare in modo neutrale la legge, il comune commissariato di Bologna decide senza troppi complimenti che a pagare i costi della crisi sono, per primi, i bambini e le donne migranti. Da oggi i figli di migranti irregolari rischiano di non avere più accesso agli stessi diritti degli altri bambini, e così uno dei fiori all’occhiello del welfare emiliano, gli asili nido, diventa privilegio di alcuni, mentre altri dovranno portare sin dall’infanzia il marchio della clandestinità. Alla faccia dei diritti dell’infanzia.  Per prime se ne sono accorte quelle donne, migranti e non, costrette a lasciare il lavoro in mancanza di servizi per l’infanzia adeguati a sostenerle, o che pagano con il loro salario il salario di una donna migrante perché posti negli asili non ce ne sono abbastanza. Mentre i diritti sono una merce per chi li può comprare, escludere i figli dei migranti irregolari si rivela un utile diversivo: facciamo fuori loro, intanto, mentre nel silenzio facciamo fuori tutti. Ai genitori italiani si vende l’illusione che, escludendo i migranti, i loro figli saranno tutelati, così come ai lavoratori italiani si vende l’illusione che, espellendo i migranti, il loro lavoro sarà salvaguardato.Questa vicenda, nella sua gravità, mostra di nuovo che il razzismo istituzionale sancito dalla Bossi-Fini e dal pacchetto sicurezza e reso ogni giorno operativo da una miriade di provvedimenti amministrativi è una delle risposte principali alla crisi.  Chi perde il lavoro perde il permesso di soggiorno, i permessi di chi ancora riesce a rinnovare giacciono per mesi negli uffici stranieri della questura, e chi è in attesa di rinnovo perde ogni possibilità di trovare un lavoro che è già difficile avere. A monte la legge Bossi-Fini condanna alla clandestinità; a valle, il comune di Bologna ne approfitta per risparmiare qualche soldo sulla pelle dei bambini e delle donne. (marginalia)Che schifo!

2 Responses to “Quando la lega fa scuola.”

  1. Non vedo cosa si può sperare da chi emana una legge come questa:

    “Permesso di Soggiorno
    Viene concesso solo allo straniero che ha già un contratto di lavoro. Dura due anni; se lo straniero perde il lavoro deve tornare in patria o diventa irregolare.”

    Se io fossi un piccolo imprenditore, e mi venisse voglia di dare un lavoro ad un africano, come potrei fargli un contratto di lavoro, senza conoscerne nemmeno il nome, se è adatto al lavoro che gli posso offrire, dove posso pensare che andrà a dormire, dove può imparare l’italiano… ecc.?
    Devo aspettare che con un gommone arrivi in Italia e che mi contatti? A parte il fatto che il poveretto dovrebbe dare gli ultimi suoi soldi alla criminalità organizzata per la traversata, ma poi come farebbe a sapere che io gli potrei offrire un lavoro?
    Allora è tacito che i delinquenti sfruttino il trasporto dei clandestini (perchè se non hanno il contratto di lavoro, così bisogna chiamarli)! Allora è tacito che questi siano sempre sotto la spada di Damocle per qualsiasi cosa abbiano di bisogno. Forse erano così trattati gli italiani quando espatriavano? E se altri hanno fatto queste sporche cose a noi, è giusto che noi le dobbiamo fare ad altri?
    Speriamo in tempi migliori, anche se per ora vediamo solo nubi nere che continuano ad ammassarsi.
    Antonio.

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