I ladri di Pisa.

I ladri di Pisa di giorno litigavano e di notte si mettevano d’accordo per andare a rubare. E’ questa l’amara metafora che mi sento di fare a margine del decreto salva liste e del comportamento del PDL e del nostro Presidente della Repubblica che in questa occasione, come purptoppo in altre non è stao al di sopra delle parti. Il Pdl  col decreto salva liste ci ha privato di un altro  pezzo di legalità e di democrazia. Il decreto che fornisce la cosiddetta “interpretazione autentica” delle leggi elettorali stravolgendole ex post a immagine e somiglianza delle illegalità commesse presentando la lista del presidente Formigoni in Lombardia e quella del Pdl nel Lazio, è un obbrobrio giuridico, l’ultimo sputo sulla Costituzione. La firma del Capo dello Stato  è anche peggio di quelle apposte su altre leggi vergogna come il Lodo Alfano, le norme razziali anti-immigrati e lo scudo fiscale. Stavolta cambiano in corsa le regole della partita elettorale per riammettere in campo chi ne era stato espulso per evidenti illegalità. Cioè per consentire di vincere a chi, secondo la legge, non dovrebbe proprio giocare. Il tutto in barba ai diritti di coloro che hanno rispettato le regole, raccolto firme autentiche, presentato le liste in tempo utile. Senza contare la legge (nr. 400/1988) che vieta espressamente i decreti in materia elettorale.
Questa firma fa  sentire forte la nostalgia per i veri garanti della Costituzione come Einaudi, Pertini, Scalfaro e Ciampi. Per 50 anni Napolitano è stato accompagnato dal nomignolo di “figlio del Re” per la sua straordinaria somiglianza con Umberto II di Savoia. Ma se mi posso permettere di dare un giudizio sul comportamento del nostro Presidente posso dire che è sbagliato assecondare le ubbie dittatoriali di un delinquente che ha voluto farsi re in assenza di una opposizione che riesca a costruire il consenso per mandarlo a casa. Un altro re sbagliò valutazione nel 1922 non muovendo un dito contro la marcia su Roma e nel 1943 fu costretto a fuggire  a Brindisi per imbarcarsi nottetempo. Caro Presidente ora che il sovrano di Arcore agita la piazza per fini insurrezionali mi auspico che non ci sia chi, come quel re, sia costretto a fuggire anche lui, nella notte.

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