Buonanotte compagni.

Buonanotte a Raffaele Aurisicchio, che non so in che letto dormirà questa notte. In quello di sinistra e libertà o dove? Chi di spada ferisce di spada perisce.

E buona notte anche a Gennaro Imbriano. I compagni di strada bisogna saperseli scegliere, perchè la via è lunga ed è  piena di pericoli.

A loro offro un Bob Dylan d’annata. Come un vino di qualità bello da sorseggiare:

Il pezzo fa parte dell’album The Freewheelin’ Bob Dylan (traducibile come Bob Dylan a ruota libera) è il titolo di un album pubblicato da Bob Dylan nel maggio del 1963; è il secondo album ufficiale (il primo con composizioni interamente sue) dell’autore di Duluth dopo il disco d’esordio che portava il suo nome (Bob Dylan, del 1962, composto da cover di brani traditional del folk statunitense e da un paio di pezzi scritti da lui).

Oltre a Bob Dylan alla voce, chitarra e armonica, sono presenti come “session man” in Corrina, Corrina (l’unico brano non acustico) R.Wellstood al pianoforte, Bruce Langhorne e G.Barnes alla chitarra elettrica, A.Davis al basso e H.Lovelle alla batteria.

Registrato a New York, fu prodotto da John Hammond; riporta sulla contro-copertina note con descrizione dei brani e presentazione del compositore e cantante scritte da Nat Hentoff. La foto di copertina ritrae invece un giovane Dylan a passeggio sottobraccio con la allora fidanzata Suze Rotolo in una strada innevata di New York, scattata l’inverno precedente, al momento del suo arrivo a New York dall’Iron Range del Minnesota.

Il brano dell’album destinato a restare nella storia della musica rock – e a lanciare su scala planetaria il giovane Dylan – fu Blowin’ in the Wind, che diverrà da allora la canzone di protesta per eccellenza e al tempo stesso una vera e propria bandiera del pacifismo, per i versi dal contenuto universale e senza tempo.

L’album comprende tra gli altri motivi anche A Hard Rain’s A-Gonna Fall, monito esplicito espresso senza mezzi termini sulle conseguenze di un possibile conflitto nucleare.

Altri brani degni di essere ricordati sono Masters of War, brano che si scaglia contro i “signori della guerra” , vale a dire i fabbricanti di armi, anch’essa diventata quasi un inno per i pacifisti, soprattutto negli anni in cui il conflitto in Vietnam era alle porte.

Infine Talkin’ World War III Blues, acido talkin’ blues (blues parlato, quasi antesignano dei successivi rap) su una possibile nonché temuta terza guerra mondiale.( fonte wikipedia)

… e beccatevi anche questo.

A mia figlia adele, a domenico a pinuccia a paola,elisa e laura dedico invece:

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