Un libro a sera dalla mia biblioteca

Un giorno della mia vita

Bobby Sands

Il libro, introdotto dalla prefazione di Sean MacBride, Premio Nobel per la Pace, raccoglie gran parte dei messaggi che Sands scrisse su pezzetti di carta igienica, fatti uscire clandestinamente dalla prigione. Era il periodo in cui, alla fine degli anni Settanta, assieme ad altri trecento prigionieri, stava conducendo la blanket protest : una protesta che consisteva nel rifiutarsi di indossare l’uniforme del carcere, che avrebbe equiparato a criminali comuni coloro che invece si ritenevano prigionieri politici, combattenti per la libertà del proprio paese. Per questa ragione Sands e i suoi compagni scelsero di vivere per anni nudi, con solo delle coperte per coprirsi, in celle senza vetri e con i pavimenti ed i muri coperti di escrementi, spazzatura e rifiuti, che i secondini si rifiutavano di rimuovere. Anni di quotidiani e brutali pestaggi, brutalità e violenze, perpetrate su quelle che Sands definisce «carni martoriate».
Da essa tragicamente traspare che la morte di Sands e dei suoi nove compagni non furono altro che la punta di un iceberg, rappresentato dalla «macchina di repressione e di tortura» messa in atto nelle Sei Contee nord-irlandesi dal governo inglese fin dall’invio delle sue truppe in Irlanda del Nord nel 1969. Come denunciato da Amnesty International, a farne le spese furono in quegli anni (ed ancora oggi) centinaia e centinaia di civili finiti in carcere senza processo, dopo essere passati nelle mani di vere e proprie squadre di torturatori, alla stregua di quelli presentati nel film In nome del padre del regista Jim Sheridan.

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