Razzisti dentro: come ci si lava la coscienza

L’Italia è un Paese razzista? O meglio: gli italiani sono razzisti? Per rispondere a questa domanda è necessario innanzitutto partire dalla definizione del termine “razzismo”. Il Devoto-Oli, nell’edizione del 1971, recita: “Razzismo è ogni tendenza, psicologica o politica, suscettibile di assurgere a teoria o di esser sanzionata dalla legge, che, fondandosi sulla presunta superiorità di una razza sulle altre o su di un’altra, favorisca o determini discriminazioni sociali o addirittura genocidio”.A questo punto sembra abbastanza chiaro cosa sia il razzismo e, soprattutto, chi è razzista e chi no. La definizione non lascia scampo: molte delle manifestazioni del pensiero dominante in questo momento in Italia sono razziste. Di fronte alla purezza delle parole bisogna arrendersi. E non basta premettere a una considerazione neonata la formula “Io non sono razzista, però…” perché risulta in contraddizione con qualsiasi svolgimento futuro del pensiero. Pensare che un essere umano con il colore della pelle diverso dal nostro abbia meno diritti di noi è razzista. Affermare che alcune etnie non sono in grado di svolgere alcuni lavori è razzista, tanto quanto affermare che possono svolgere solo quelli che impiegano braccia e gambe e non il cervello. Sbracciarsi e urlare che tutti gli appartenenti a una comunità nazionale sono stupratori perché uno di loro stupra, non è soltanto un sillogismo mal riuscito, ma è soprattutto razzista. Premettere che “Io non sono razzista, però…” non ci salva dall’essere tali. E’ razzista scostarsi da un rom appena salito sull’autobus per paura di un furto. E’ razzista cambiare marciapiede perché di fronte a noi si para un ragazzo di colore con un borsone in spalla. E’ razzista chiamare la Municipale perché alcuni uomini dall’accento dell’est dormono ubriachi sulle panchine di un parco o di una piazza. “Io non sono razzista, però…”: no, tu sei razzista. La famosa frase “italiani, brava gente”, se utilizzata per dimostrare una superiorità morale nei confronti dei moderni “barbari” è razzista. Un inciso: nella Grecia del V secolo a.C. erano chiamati “barbari” gli stranieri provenienti dalle terre a nord dell’Ellade. E non perché puzzavano, ma perché “balbettavano” (barbaro da bar bar – “balbuziente”). Un problema linguistico, quindi. Quando i macedoni, con Alessandro Il Grande, conquistarono l’intera penisola, smisero di essere barbari: tutti parlavano la koinè dialektos. Non solo, sei razzista e pavido. Hai paura. Hai paura perché non conosci. Hai paura di una cultura diversa e la chiami terrorismo. Hai paura di una cultura diversa e ti lamenti per l’odore di cipolla che aleggia sul pianerottolo di casa perché il tuo vicino è indiano. Hai paura che qualcuno ti rubi un lavoro che non ti sogneresti mai di svolgere. “Signora”, chiesi un giorno, “perché ce l’ha con gli immigrati?”. La signora rispose che rubavano il lavoro al figlio. “Che lavoro fa suo figlio?” L’avvocato. “Signora, ma gli immigrati vendono i cd falsi, le borse fasulle, le teste d’aglio al mercato, raccolgono i pomodori, vendono la frutta, chiedono l’elemosina, corrono su e giù per le spiagge con asciugamani e tappeti!” Non fa niente, rubano il lavoro. Dovetti desistere. La paura è figlia di un bisogno di sicurezza. E nei momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo, la sicurezza viene a mancare. Tornando alla definizione, il razzismo è una “tendenza, psicologica o politica”: questo sta a significare che non è sufficiente votare o appoggiare una formazione politica democratica e che si professa a favore dell’integrazione per essere immuni dall’accusa di razzismo. Si può appoggiare un partito progressista ed essere razzisti. Dipende da come si intende il progressismo. Quindi, si può avere una visione positiva dell’integrazione quando ciò riguarda temi generali ed essere razzisti quando il problema dell’integrazione arriva nel condominio dove viviamo. Il fatto di “dirsi” antirazzisti non significa che poi non si agisca da razzisti. Ma vale anche l’inverso. Ci si può definire antirazzisti e votare una formazione politica che fa del razzismo il suo cavallo di battaglia, o che ha nel suo programma elettorale proposte di esclusione sociale in favore della difesa di interessi “autoctoni”. Ancora una volta questo non ci lava la coscienza. Non c’è da scherzare, accade oggi nelle nostre città. Si può obiettare: io non credo che ci sia una razza superiore, o che ci siano etnie superiori ad altre, ma voglio che ognuno stia a casa sua. Bene, non s sei razzista, sei xenofobo. Anche in questo caso il Devoto-Oli del ’71 giunge in nostro soccorso. La xenofobia è “l’avversione indiscriminata nei confronti degli stranieri”. Non sei razzista, stai tranquillo, sei xenofobo. Forse per te il termine è meno infamante del primo, se non altro perché è di origine greca e fai fatica a capire cosa significhi, ma è altrettanto devastante nelle declinazioni pratiche. O forse di più? Perché si può dire che i filippini sono brave persone e i rumeni no, ma gridare che “hanno tutti rotto i coglioni e se ne devono andare a casa loro” è assai peggio. Non sarà, poi, che gli stranieri ci fanno paura perché sembrano non voler sottostare alle regole non scritte che opprimono questo Paese? Castel Volturno e Rosarno non sono forse l’esempio più cristallino di come gli unici a ribellarsi alla schiavitù, allo sfruttamento e alle organizzazioni mafiose siano stati proprio gli immigrati? Soffermiamoci a riflettere. Forse una risposta la troviamo. Fino a che sono rimasti nelle baracche ai margini dei campi, il nostro occhio si è rifiutato di vedere. Ma quando ne sfilano duemila in corteo nelle strade della tua città, allora vorresti che la spazzatura tornasse sotto al tappeto. Gli spari contro, li prendi a sprangate. No, ormai è tardi, la polvere si è alzata. L’Italia è un Paese razzista? O meglio: gli italiani sono razzisti? No, non si può generalizzare, è da razzisti! Ma gli strumenti per capire chi lo è e chi no li abbiamo. E’ un lavoro che dobbiamo fare su noi stessi. Bisogna soltanto avere il coraggio di chiederselo. Io sono razzista?

Ivan Errani

Dal blog di Sinistra Ecologica Libertà

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