Archive for gennaio 11th, 2010

gennaio 11, 2010

Buonanotte compagni

Buonanotte a tutti senza ” se” e senza “ma”.

Buonanotte compagni.

gennaio 11, 2010

Un libro a sera dalla mia biblioteca

IL LIBRAIO DI SELINTUTE

Roberto Vecchioni

Un ragazzo esce nottetempo di casa, eludendo la sorveglianza dei genitori, per recarsi nella bottega di un librario che passa le notti a leggere. Il ragazzo s’innamora di questa figura e grazie a lui assorbe le mille storie che nei libri sono custodite. Quando un giorno gli abitanti del villaggio, mossi dall’odio e dall’invidia, bruciano la libreria, si accorgono con terrore che con le parole spariscono anche le cose che queste nominavano. Il librario è introvabile, forse morto nel rogo. Sarà il ragazzo a scoprire dentro di sé la sua voce perduta e quando vicino al tempio vede le proprie parole farsi pagina sul mare, capisce che queste sono ancora vive e che le cose si salveranno. La storia è ispirata al testo di una sua nuova canzone.

gennaio 11, 2010

Elezioni regionali 2010: le regole del gioco.

 Delle 13 Regioni che andranno al voto a marzo, non tutte si sono dotate di una loro legge elettorale e alcune non hanno ancora adeguato i loro Statuti. Per quanto riguarda le Regioni che non hanno approvato il nuovo Statuto – cioè Basilicata e Veneto – il numero dei consiglieri che compongono il Consiglio regionale è rispettivamente di 30 e di 60 consiglieri, come previsto dall’art. 2 della legge n. 108 del 1968.

 Per quanto riguarda l’approvazione da parte dei Consigli regionali di una propria legge elettorale, la situazione è la seguente: hanno approvato una nuova legge la Calabria, la Campania, il Lazio, le Marche, la Puglia, la Toscana. L’Umbria sta discutendo una proposta di legge elettorale e il Lazio sta modificando la propria legge già vigente. Sulla legge elettorale Campana pende un giudizio di legittimità costituzionale. Il Piemonte ha approvato una legge regionale che modifica esclusivamente il procedimento di presentazione delle liste. Le restanti Regioni voteranno applicando la legge elettorale ancora vigente per le regioni a statuto ordinario.

 TUTTI I RIFERIMENTI NORMATIVI

 Norme applicabili per l’elezione dei Consigli regionali della BASILICATA, dell’EMILIA ROMAGNA, della LIGURIA, della LOMBARDIA, del PIEMONTE (salvo che per le norme che regolano la presentazione delle liste), del VENETO:
Legge n. 108 del 1968 (Norme per l’elezione dei Consigli regionali delle regioni a statuto normale);
Legge n. 43 del 1995 (Nuove norme per l’elezione dei Consigli delle regioni a statuto ordinario);
– Art. 5 (disposizioni transitorie) della Legge costituzionale n. 1 del 1999 (Disposizioni concernenti l’elezione diretta del Presidente della giunta regionale e l’autonomia statutaria delle regioni);
– la già citata Legge n. 165 del 2004 (Disposizioni di attuazione dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione);

 CALABRIA
Legge regionale n. 1 del 2005 (Norme per l’elezione del Presidente della giunta regionale e del Consiglio regionale)

CAMPANIA
Legge regionale n. 4 del 2009 (Legge elettorale)

LAZIO
Legge regionale n. 2 del 2005 (Disposizioni in materia di elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e in materia di ineleggibilità e incompatibilità dei componenti della Giunta e del Consiglio regionale) – attualmente in corso di modifica.

MARCHE
Legge regionale n. 27 del 2004 (Norme per l’elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta regionale come modificata dalla Legge regionale n. 5 del 2005)

PIEMONTE
Legge regionale n. 21 del 2009 (Disposizioni in materia di presentazione delle liste per le elezioni regionali)

 PUGLIA
Legge regionale n. 2 del 2005 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale)

 TOSCANA
Legge regionale n. 25 del 2004 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale come modificata dalla Legge regionale n. 50 del 2009)

 UMBRIA
Legge regionale n. 2 del 2010 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale)

 Fonte: Ufficio Elettorale del Partito dei Comunisti Italiani

gennaio 11, 2010

Strage di Cefalonia: due nuovi indagati

 

ROMA – Due nuovi indagati per la strage di Cefalonia, il peggior eccidio di militari italiani compiuto dai tedeschi durante la 2/a guerra mondiale. Sono due ex soldati della Wehrmacht, entrambi di 86 anni, sospettati di aver ucciso un numero imprecisato di uomini della Divisione Acqui. Gregor Steffens e Peter Werner sono stati rintracciati dai carabinieri, quasi 67 anni dopo i fatti, nell’ambito dell’inchiesta a carico di un’ex ufficiale tedesco morto a luglio. Si riapre cosi’ l’inchiesta. Massimo riserbo viene mantenuto dalla procura militare di Roma sugli sviluppi giudiziari relativi alla strage di Cefalonia: il procuratore capo, Antonino Intelisano, si è limitato a confermare all’ANSA che vi sono due nuovi indagati, ma non ha fornito altri particolari. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, tuttavia, i carabinieri delegati a svolgere indagini sull’eccidio di Cefalonia nell’ambito del procedimento a carico di Muhlhauser, si sarebbero messi sulla nuova pista dopo essersi imbattuti in due nomi, citati in una relazione del cappellano militare don Luigi Ghilardini, redatta poco dopo la strage, avvenuta nel settembre ’43.Nel documento, proveniente dall’Ufficio storico dell’Esercito, si parla dei “soldati Steffens Gregor e Werner Peter, che precedentemente erano stati nostri prigionieri”, i quali “si vantavano di aver ucciso tramite fucilazione – lungo la strada tra Lakhitra e Faraò – 170 soldati disarmati che si erano arresi”. I militari dell’Arma si sono subito attivati e, grazie anche alla collaborazione della polizia criminale tedesca, sono riusciti a individuare i due ex militari della Wehrmacht, scoprendo che sono entrambi vivi e qual è il loro attuale domicilio in Germania.Steffens e Werner appartenevano alla 1/a divisione Alpenjager (da montagna): uno faceva parte della prima compagnia del 910/o battaglione granatieri da fortezza e l’altro della prima compagnia del 909/o battaglione. I due, si é scoperto, erano già stati sentiti a “sommarie informazioni” nel 1965 e nel 1966 dalla procura di Dortmund, che sui crimini compiuti dalla Wehrmacht a Cefalonia aveva aperto un’inchiesta, conclusasi con l’archiviazione. Entrambi avevano negato ogni responsabilità. Sempre dalle indagini è emerso che dei due presunti assassini si era probabilmente occupata molti anni fa anche la magistratura militare italiana, che nel 1957 e nel 1960 emise due sentenze istruttorie nei confronti di 30 militari tedeschi accusati di “violenza con omicidio continuato commessa da militari nemici in danno di militari italiani prigionieri di guerra” in relazione all’uccisione, “tra il 15 e il 28 settembre 1943, in Cefalonia e Corfù”, di “450 ufficiali e 5.500 uomini di truppa italiani”.Per tutti gli imputati la vicenda processuale si concluse con un nulla di fatto, tra archiviazioni e proscioglimenti, e in particolare per 17 di loro la sentenza del ’57 stabili’ di “non doversi procedere” per essere rimasti ignoti gli autori del reato. Tra questi “militari ignoti” anche tali ‘Wermer’ e ‘Stefans Gregor’, all’epoca non meglio identificati ed ora improvvisamente riemersi da un lontanissimo passato. La procura militare di Roma, secondo quanto si è appreso, avrebbe già sentito per rogatoria i due indagati, che avrebbero nuovamente confermato la loro estraneità ai fatti. Sentiti anche numerosi ex militari tedeschi in qualità di testimoni, ma ulteriori accertamenti sono in corso.

 Fonte: http://temporeale.libero.it/libero

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gennaio 11, 2010

Razzismo Italiano: a Bari spuntano scritte contro il calciatore Balotelli

Ancora episodi di razzismo contro il calciatore Mario Balotelli. 

L’episodio si è verificato a Bari dove sono apparse scritte razziste sui muri della città contro il calciatore che sarà in campo al San Nicola  sabato sera con la sua Inter.

Solidarietà a Mario Balotelli da Quaderni Socialisti.

gennaio 11, 2010

Miracolo a Milano.

Tre settimane invece di tre mesi …
chi mai ci riuscirebbe ???

gennaio 11, 2010

Le ricette anti-cancro: zuppa di borlotti e cavolo cappuccio

Lo chef Giovanni Allegro, insegnante di cucina a “Cascina Rosa”, della Scuola di cucina dell’Istituto nazionale tumori di Milano, propone delle ricette sane utili a prevenire il tumore. Allegro collabora con l’Istituto e con il dipartimento di Scienze biomediche di Torino nell’ambito di progetti di ricerca sulla prevenzione dei tumori.

Ingredienti per 4 persone:
80 g di fagioli borlotti amollati e lessati;
1 fetta di cavolo capuccio;
1 zucchina;
1 carota;
1/2 cipolla rossa;
4 foglie di basilico;
1/2 cucchiaio di prezzemolo tritato;
1 cucchiaio olio extravergine;
q.b. sale marino

Sintesi della ricetta
Cottura = 30′
Dose = 4 persone
Calorie = 171 per porzione

Preparazione
Lavate accuratamente tutte le verdure e tagliatele a dadini. Disponetele in una pentola insieme ai fagioli cotti e coprite con acqua fredda. Mettete sul fuoco, portate a bollore, coprite e fate cuocere a fuoco lento finchè le verdure risulteranno tenere. Condite con il miso, un pizzico di sale, il prezzemolo e il basilico tritati. Servite la zuppa su delle ciotoline decorando con qualche goccia di olio extravergine. 

gennaio 11, 2010

MO.CA PRESS: gennaio 2010

E’ uscito l’ultimo numero del giornale degli amici di MO.CA PRESS

MO.CA PRESS – Gennaio 2010

gennaio 11, 2010

Ancora cento passi: ” Quel Giorno a Cinisi ”

Venerdì 15 gennaio alle 21 all’Auditorium comunale in Via Valbona, 73 a Ponteranica il Comitato Peppino Impastato di Ponteranica invita allo spettacolo teatrale “Quel giorno a Cinisi. Storia di Peppino Impastato” con Daniele Biacchessi (voce narrante) e Gaetano Liguori (pianoforte).
“Quel giorno a Cinisi” é stato scritto in collaborazione con Giovanni Impastato, fratello di Peppino, e Umberto Santino del Centro Documentazione di Cinisi.
Daniele Biacchessi e Gaetano Liguori raccontano attraverso la voce, la tecnica del monologo teatrale, il jazz e il virtuosismo pianistico, i suoni di archivio, la storia di Giuseppe Impastato detto Peppino, giovane militante antimafia, direttore dell’emittente Radio Aut, ucciso dai sicari del boss di Cosa Nostra Don Tano Badalamenti il 9 maggio 1978, a Cinisi, provincia di Palermo. Lo spettacolo di teatro narrativo civile descrive il lungo cammino dei familiari e degli amici di Peppino Impastato per ottenere verità e giustizia: la catena di depistaggi e omissioni, fino all’occultamento di corpi di reato e le gravi responsabilità degli apparati dello Stato.
L’ingresso è gratuito

gennaio 11, 2010

Razzisti dentro: come ci si lava la coscienza

L’Italia è un Paese razzista? O meglio: gli italiani sono razzisti? Per rispondere a questa domanda è necessario innanzitutto partire dalla definizione del termine “razzismo”. Il Devoto-Oli, nell’edizione del 1971, recita: “Razzismo è ogni tendenza, psicologica o politica, suscettibile di assurgere a teoria o di esser sanzionata dalla legge, che, fondandosi sulla presunta superiorità di una razza sulle altre o su di un’altra, favorisca o determini discriminazioni sociali o addirittura genocidio”.A questo punto sembra abbastanza chiaro cosa sia il razzismo e, soprattutto, chi è razzista e chi no. La definizione non lascia scampo: molte delle manifestazioni del pensiero dominante in questo momento in Italia sono razziste. Di fronte alla purezza delle parole bisogna arrendersi. E non basta premettere a una considerazione neonata la formula “Io non sono razzista, però…” perché risulta in contraddizione con qualsiasi svolgimento futuro del pensiero. Pensare che un essere umano con il colore della pelle diverso dal nostro abbia meno diritti di noi è razzista. Affermare che alcune etnie non sono in grado di svolgere alcuni lavori è razzista, tanto quanto affermare che possono svolgere solo quelli che impiegano braccia e gambe e non il cervello. Sbracciarsi e urlare che tutti gli appartenenti a una comunità nazionale sono stupratori perché uno di loro stupra, non è soltanto un sillogismo mal riuscito, ma è soprattutto razzista. Premettere che “Io non sono razzista, però…” non ci salva dall’essere tali. E’ razzista scostarsi da un rom appena salito sull’autobus per paura di un furto. E’ razzista cambiare marciapiede perché di fronte a noi si para un ragazzo di colore con un borsone in spalla. E’ razzista chiamare la Municipale perché alcuni uomini dall’accento dell’est dormono ubriachi sulle panchine di un parco o di una piazza. “Io non sono razzista, però…”: no, tu sei razzista. La famosa frase “italiani, brava gente”, se utilizzata per dimostrare una superiorità morale nei confronti dei moderni “barbari” è razzista. Un inciso: nella Grecia del V secolo a.C. erano chiamati “barbari” gli stranieri provenienti dalle terre a nord dell’Ellade. E non perché puzzavano, ma perché “balbettavano” (barbaro da bar bar – “balbuziente”). Un problema linguistico, quindi. Quando i macedoni, con Alessandro Il Grande, conquistarono l’intera penisola, smisero di essere barbari: tutti parlavano la koinè dialektos. Non solo, sei razzista e pavido. Hai paura. Hai paura perché non conosci. Hai paura di una cultura diversa e la chiami terrorismo. Hai paura di una cultura diversa e ti lamenti per l’odore di cipolla che aleggia sul pianerottolo di casa perché il tuo vicino è indiano. Hai paura che qualcuno ti rubi un lavoro che non ti sogneresti mai di svolgere. “Signora”, chiesi un giorno, “perché ce l’ha con gli immigrati?”. La signora rispose che rubavano il lavoro al figlio. “Che lavoro fa suo figlio?” L’avvocato. “Signora, ma gli immigrati vendono i cd falsi, le borse fasulle, le teste d’aglio al mercato, raccolgono i pomodori, vendono la frutta, chiedono l’elemosina, corrono su e giù per le spiagge con asciugamani e tappeti!” Non fa niente, rubano il lavoro. Dovetti desistere. La paura è figlia di un bisogno di sicurezza. E nei momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo, la sicurezza viene a mancare. Tornando alla definizione, il razzismo è una “tendenza, psicologica o politica”: questo sta a significare che non è sufficiente votare o appoggiare una formazione politica democratica e che si professa a favore dell’integrazione per essere immuni dall’accusa di razzismo. Si può appoggiare un partito progressista ed essere razzisti. Dipende da come si intende il progressismo. Quindi, si può avere una visione positiva dell’integrazione quando ciò riguarda temi generali ed essere razzisti quando il problema dell’integrazione arriva nel condominio dove viviamo. Il fatto di “dirsi” antirazzisti non significa che poi non si agisca da razzisti. Ma vale anche l’inverso. Ci si può definire antirazzisti e votare una formazione politica che fa del razzismo il suo cavallo di battaglia, o che ha nel suo programma elettorale proposte di esclusione sociale in favore della difesa di interessi “autoctoni”. Ancora una volta questo non ci lava la coscienza. Non c’è da scherzare, accade oggi nelle nostre città. Si può obiettare: io non credo che ci sia una razza superiore, o che ci siano etnie superiori ad altre, ma voglio che ognuno stia a casa sua. Bene, non s sei razzista, sei xenofobo. Anche in questo caso il Devoto-Oli del ’71 giunge in nostro soccorso. La xenofobia è “l’avversione indiscriminata nei confronti degli stranieri”. Non sei razzista, stai tranquillo, sei xenofobo. Forse per te il termine è meno infamante del primo, se non altro perché è di origine greca e fai fatica a capire cosa significhi, ma è altrettanto devastante nelle declinazioni pratiche. O forse di più? Perché si può dire che i filippini sono brave persone e i rumeni no, ma gridare che “hanno tutti rotto i coglioni e se ne devono andare a casa loro” è assai peggio. Non sarà, poi, che gli stranieri ci fanno paura perché sembrano non voler sottostare alle regole non scritte che opprimono questo Paese? Castel Volturno e Rosarno non sono forse l’esempio più cristallino di come gli unici a ribellarsi alla schiavitù, allo sfruttamento e alle organizzazioni mafiose siano stati proprio gli immigrati? Soffermiamoci a riflettere. Forse una risposta la troviamo. Fino a che sono rimasti nelle baracche ai margini dei campi, il nostro occhio si è rifiutato di vedere. Ma quando ne sfilano duemila in corteo nelle strade della tua città, allora vorresti che la spazzatura tornasse sotto al tappeto. Gli spari contro, li prendi a sprangate. No, ormai è tardi, la polvere si è alzata. L’Italia è un Paese razzista? O meglio: gli italiani sono razzisti? No, non si può generalizzare, è da razzisti! Ma gli strumenti per capire chi lo è e chi no li abbiamo. E’ un lavoro che dobbiamo fare su noi stessi. Bisogna soltanto avere il coraggio di chiederselo. Io sono razzista?

Ivan Errani

Dal blog di Sinistra Ecologica Libertà