Class action:ecco cosa sapere

Via libera ai ricorsi collettivi contro i danni causati ai consumatori. Dopo due anni di attesa, dal 1° gennaio entrano infatti in vigore le norme che introducono la class action, ossia l’azione collettiva che prevede il risarcimento del danno quando sono violati i diritti dei consumatori e gli obblighi di legge in materia di tutela del contraente più debole.
In quali casi si può fare ricorso – Le norme, introdotte nel Codice del consumo con un articolo ad hoc,, il 140-bis, prevedono che sia possibile avviare una class action a favore di gruppi di consumatori e utenti che si trovano nei confronti di una stessa impresa in una situazione identica, ossia quando sono lesi dei “diritti individuali omogenei”. Questo può accadere sia in caso di di danni derivanti dalla violazione delle disposizioni dei contratti compresi quelli derivanti da contratti per adesione, ossia dai quelli relativi all’offerta di servizi uguali per tutti e con clausole che non possono essere oggetto di trattativa tra le parti (dai contratti telefonici, all’energia elettrica, dall’acqua al riscaldamento ai servizi bancari ecc.) sia in caso di danni per il mancato rispetto di diritti riconosciuti al consumatore finale a prescindere da un rapporto contrattuale, come, ad esempio, il diritto a non avere a che fare con prodotti difettosi o nocivi per la salute a lungo andare. Possibile avviare l’azione anche nel caso di riscontro di comportamenti anticoncorrenziali o altre pratiche commerciali scorrette, comprese quelle relative alla pubblicizzazione di risultati che in realtà non è possibile ottenere con quel determinato prodotto. In tutte queste situazioni si potrà, quindi, andare dal giudice e chiedere un risarcimento per i danni destinato a tutti coloro che avranno aderito alla class action. La particolarità del sistema, infatti, è proprio quella di assicurare una tutela collettiva e non semplicemente occuparsi degli interessi del singolo.

Come si avvia la procedura – Per questo ad avviare l’azione giudiziaria per chiedere il risarcimento dei danni può essere anche un singolo cittadino, ma a patto di poter dimostrare che con la sua azione tutela gli interessi di un insieme di persone. Si può agire sia direttamente sia dando mandato ad un’associazione dei consumatori o ad un comitato di tutela, anche creato appositamente per la situazione, ed è probabilmente questa la via che verrà scelta. Quanto agli aspetti procedurali, la competenza è del tribunale ordinario che ha sede nel capoluogo della regione in cui risiede l’impresa contro la quale si avvia la procedura. Una volta presentato il ricorso il giudice dovrà valutare la sua ammissibilità, ossia che ci siano effettivamente dei diritti individuali da tutelare, che chi presenta la class action (singolo o comitato) sia in grado di curare adeguatamente l’interesse collettivo, e non agisca a sua volta in conflitto di interessi. Se la class action è accolta verrà data la massima pubblicità all’azione affinché tutti gli interessati possano dare la propria adesione entro un termine prestabilito. Dopo la scadenza prefissata non saranno più proponibili altre azioni collettive contro la stessa impresa per gli stessi fatti. Inoltre chi si associa rinuncia a fare altre cause o richieste di risarcimento per lo stesso motivo.

In caso di condanna – Contro l’ordinanza che decide sull’ammissibilità è possibile presentare ricorso in Corte d’appello entro 30 giorni, e la Corte deve decidere entro i successivi 40 giorni. Se il giudice accoglie la domanda, la procedura si conclude con la condanna e la liquidazione delle somme definitive dovute a coloro che hanno aderito all’azione. Nel caso in cui la class action sia avviata nei confronti di gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, il tribunale deve tener conto anche di quanto previsto nelle eventuali carte dei servizi. La sentenza diviene esecutiva decorsi 180 giorni dalla pubblicazione.

Class action anche contro gli uffici pubblici ma senza risarcimento –  E sempre dal 1° gennaio parte anche il nuovo sistema di tutela dei cittadini dai disservizi pubblici studiato dal ministro Brunetta. Anche in questo caso è possibile una sorta di azione collettiva, ma non è previsto alcun risarcimento per gli eventuali danni subiti. L’azione di tutela che può essere avviata di fronte al giudice si può concludere, infatti, solo con l’ordine di porre rimedio al disservizio al fine di garantire l’erogazione del servizio richiesto. E’ però prevista la pubblicità dei ricorsi intentati contro le amministrazioni pubbliche, con l’intento di disincentivare i comportamenti poco virtuosi. Il nuovo sistema, inoltre, parte a tappe. Per le amministrazioni e gli enti pubblici nazionali, i ricorsi si potranno presentare per fatti verificati dal 1° gennaio; per amministrazioni e enti regionali e locali le nuove disposizioni si applicheranno ai fatti verificatisi a partire dal 1° aprile, mentre per i concessionari di servizi pubblici potranno essere presi in considerazione solo i disservizi registrati dal 1° luglio in poi. Infine per i servizi in materia di tutela della salute o in materia di rapporti tributari, le nuove disposizioni si applicheranno ai fatti verificati a partire dal 1° ottobre prossimo.

la repubblica: Antonella Donati

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