Pillola abortiva: da oggi si può.

Il Cda dell’Aifa ha dato l’ok alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’autorizzazione all’immissione in commercio della pillola Ru 486. L’autorizzazione riguarda il farmaco Mifegyne (Mifeprostone), della Exelgyne. Dopo cinque anni di polemiche, la RU486 arriva anche in Italia. La Determina, ovvero la decisione che autorizza l’arrivo della pillola abortiva in Italia che verrà pubblicata in Gazzetta Ufficiale entro il 19 novembre, rimanda a Stato e Regioni le disposizioni per il corretto percorso di utilizzo clinico del farmaco all’interno del servizio ospedaliero pubblico.

E così, da oggi, una donna che decida di abortire nelle prime settimane di gravidanza avrà la possibilità di scegliere tra l’aborto chirurgico e quello farmacologico, come quasi in tutta Europa. Sempre nel rispetto della Legge 194, e pertanto potrà essere somministrata solo in ambito ospedaliero.

Come funziona l’aborto farmacologico
L’aborto farmacologico è un’opzione non chirurgica per le donne che intendono interrompere la gravidanza entro la settima settimana, è tra la settima e la nona settimana, infatti, che si registra il maggior numero di eventi avversi e il maggior ricorso all’integrazione con la metodica chirurgica.
“In pratica la paziente assume due farmaci: il mifepristone prepara il terreno e la prostaglandina, somministrata due giorni dopo, provoca l’espulsione del materiale abortivo entro poche ore. Rispetto ai metodi tradizionali l’aborto con la Ru486 non richiede né anestesia né l’intervento chirurgico e, se usata correttamente, funziona nel 95% dei casi.“Non è un contraccettivo ma un abortivo.
Gli studi condotti – si legge sul dossier Aifa – riportano una serie di effetti collaterali legati principalmente all’utilizzo delle prostaglandine: il dolore di tipo crampiforme che può variare da nulla a forte e aumenta in prossimità dell’espulsione, riducendosi nettamente subito dopo. Poi nausea (34-72%), vomito (12-41%) e diarrea (3-26%). Il sanguinamento, massimo al momento dell’espulsione, è variabile per quantità e durata, con perdite ematiche che persistono per almeno una settimana e, in forma ridotta, anche più a lungo. Le complicanze severe sono rare.In pratica gli effetti collaterali ci sono, ma sono minori rispetto all’aborto chirurgico.
Le differenze con l’aborto chirurgico

L’aborto chirurgico, praticato legalmente in Italia da trent’anni, prevede un intervento con anestesia e ricovero. La donna deve formulare una richiesta scritta, controfirmata da un medico non obiettore. L’operazione  prevede lo svuotamento dell’utero in anestesia locale o generale. Ma non bisogna dimenticare che possono esserci delle complicazioni (come il sanguinamento) sebbene il dolore immediato sia attutito dall’anestesia”. Anche il coinvolgimento della donna fa la differenza. È lei infatti che assume il farmaco. Nell’aborto chirurgico invece l’azione è delegata al medico e la sofferenza attutita dall’anestesia“.

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