H1N1, letti vuoti per le emergenze. Restano fuori gli altri malati

In tutto il Lazio nelle ultime due settimane ci sono stati 430 contagi. Ma stando alle misure predisposte dalla Regione per gestire la pandemia ogni giorno dovrebbero restare liberi 572 letti, di questi 88 nei reparti di terapia intensiva e terapia sub intensiva. E così a rimetterci sono i malati più gravi

Cala il contagio dell’influenza A nel Lazio ma restano riservati all’emergenza pandemica parte dei letti di molte strutture ospedaliere. Alcuni di questi però vengono sottratti a reparti, come quelli di terapia intensiva e chirurgia, per restare a disposizione di un eventuale caso grave di influenza. In altre parole per curare una persona affetta da un virus che fino ad ora non si è mostrato particolarmente pericoloso o virulento, si occupano posti che invece servono tutti i giorni a malati gravi, come quelli oncologici. Quelli cioè che hanno la necessità di un intervento medico e di cure urgenti. E così accade che negli ospedali romani restino camere libere, come quelle di un albergo, senza che nessun malato grave ne possa beneficiare.

Molti camici bianchi assistono a questo fenomeno, denunciando il disagio. “Nei reparti di chirurgia – spiega un medico che preferisce restare anonimo – abbiamo persone con tumore al pancreas, al fegato, che hanno difficoltà a trovare un posto. E molte volte sono costretti a rinunciare a un letto, che però resta vuoto”.

Nella scorsa settimana, quella che va dal 12 al 18 novembre, sono stati registrati da Sistema di sorveglianza sindromica di Laziosanità – Asl 80mila casi di malattia, 14mila in meno rispetto alla settimana precedente. E i ricoveri? Diminuiscono anche quelli: la media giornaliera negli ultimi sette giorni è di circa 26 persone, prima erano di più, quasi 36 al dì. E dal 5 novembre, in totale, i ricoveri nel Lazio sono stati 430 (245 dal 5 all’11 novembre; 185 dal 12 al 18).

Intanto, per fronteggiare l’emergenza pandemia, la Regione ha deciso nella Determinazione n. 20011 dello scorso 4 novembre: “Di impegnare gli organi competenti delle Aziende Sanitarie, delle Aziende Ospedaliere, degli IRCCS e dei Policlinici Universitari ad attivare, ciascuno per i propri ambiti di competenza e secondo le modalità contenute nel Piano Operativo Regionale del Sistema Ospedaliero per la Risposta alla Pandemia Influenzale”. Come? Riservando 572 posti letto in tutto il Lazio per fronteggiare l’emergenza pandemia. E così, in 15 giorni ci sono stati 430 ricoverati, mentre ogni giorno dovrebbero restare liberi per l’emergenza 572 letti, di questi 88 nei reparti di terapia intensiva e terapia sub intensiva. In pratica, se tutto funzionasse, in un giorno si dovrebbero ricoverare per il virus H1N1 142 persone in più di quante ce ne siano state due settimane.

”Il problema – spiega il dottor Antonio D’Urso, direttore sanitario Asl Roma B – è che non tutte le strutture hanno predisposto i posti letto per l’emergenza pandemia”. Insomma il piano c’è, ma non è ancora perfettamente funzionante. E così se ci fosse davvero l’emergenza paventata il numero dei posti letto potrebbe non essere sufficiente a soddisfare le esigenze dei malati. Nel frattempo però a rimetterci sono i pazienti più gravi, come quelli oncologici. E così dopo i ritardi nei vaccini, i pronto soccorso affollati, anche quello dei posti letto rischia di diventare un problema da risolvere non solo nel Lazio, ma anche nelle altre regioni.

di Adele Sarno

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