Archive for novembre 21st, 2009

novembre 21, 2009

buonanotte compagni.

Buona notte a peppe lanzetta.

Buona notte a niki vendola.

Buona notte ai precari che sono andati a fare pizza e birra e stanotte fanno l’amore perchè è sabato e domani non si lavora.

buonanotte al dalai lama

novembre 21, 2009

Crocefisso obbligatorio.

Casteldelci, 500 abitanti, piccolo comune incastrato nell’appennino riminese, proprio sotto il monte Fumaiolo, dove si trovano le sorgenti del Tevere. È da qui che parte la crociata contro Strasburgo, in difesa “dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato Italiano”. Con un’ordinanza inedita (la n.4 del 16 novembre 2009) il sindaco leghista Mario Fortini ha introdotto l’obbligo dell’affissione del crocifisso in tutti i locali ed esercizi pubblici, pena una multa di 500 euro.

Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che vieta in sostanza la presenza nelle scuole del simbolo della cristianità, il sindaco Fortini ha deciso di “dare l’esempio” e fare da solo, in forza anche del ricorso del governo italiano contro la decisione della corte. Nell’ordinanza il sindaco “ordina di esporre immediatamente il Crocefisso in tutti gli edifici pubblici presenti nel territorio di questo Comune, quale espressione dei fondamentali valori “civili” e “culturali” dello Stato Italiano”.

Per “edifici pubblici” si intendono però, è lo stesso sindaco a spiegarlo, “anche i pubblici esercizi quali ristoranti e bar e tutti i titolari di una licenza statale”, non solo scuole ed edifici amministrativi. Praticamente qualsiasi luogo che non sia un’abitazione privata. Tra un paio di settimane i vigili urbani del paese cominceranno con i controlli. Chi non avrà ottemperato all’ordinanza e si vedrà somministrato un verbale da capogiro potrà contestarlo in diversi modi: in via informale andando al palazzo comunale per spiegare le sue ragioni “Se per esempio uno vende i kebab ed è di dichiarata fede musulmana – spiega il sindaco – non ci sono obiezioni”. In tutti gli altri casi o per chi non ha intenzione di dover spiegazioni per quanto riguarda il proprio credo religioso, non resta che ricorrere al Tar (il Tribunale amministrativo regionale) dell’Emilia Romagna oppure al Presidente della Repubblica. Fermiamoli finchè siamo in tempo.

novembre 21, 2009

Esame.

Il detto neotestamentario “chi non è con me è contro di me”, è sempre stato caro agli antisemiti.E’ un tratto essenziale del dominio, respingere nel campo avversario, in nome della semplice differenza, chiunque non si identifica con esso: non per niente cattolicesimo è il termine greco per il latino totalità, realizzato dai nazisti. Esso significa l’equiparazione del diverso (che si tratti della deviazione o dll’altra razza)con l’avversario. Anche qui il nazismo ha raggiunto la coscienza storica di sè: Carl Schmitt definì l’essenza della politica con le categorie amico e nemico. Il progresso che conduce a questa coscienza fa propria la regressione alla condotta del bambino, che vuol bene o ha paura. La riduzione a priori al rapporto amico-nemico è uno degli aspetti fondamentali della nuova antropologia. La libertà non sta nello scegliere fra il nero e il bianco, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.

Theodor W. Adorno

novembre 21, 2009

Il processo breve? che vuoi che sia!?

Il ministro Alfano ieri ha spiegato alla Camera, numeri alla mano, che i processi interessati dalla legge sul processo breve saranno meno di quelli che sostengono i critici, ovvero “nell’intorno dell’1%”.  Ecco come ha argomentato Alfano:

Alla data del 31 dicembre 2008, risultavano pendenti al dibattimento di primo grado 391.917 processi, di cui circa 94 mila da oltre due anni, pari circa al 24 per cento. A questo numero, per un primo fondamentale passaggio funzionale ad una corretta stima di impatto delle norme proposte, deve essere sottratto il dato relativo ai recidivi, poiché dal casellario giudiziario risulta che l’incidenza percentuale della recidiva è stimabile nella misura del 45 per cento dei soggetti condannati.
Voglio ripetermi: occorre poi escludere ulteriormente tutti i procedimenti per reati per i quali la normativa non risulta applicabile. È questo uno dei passaggi più delicati, considerato che la variegata vastità delle eccezioni previste dalla normativa non consente di effettuare valutazioni definitive sulla base dei dati disponibili, ma rende necessario un approfondimento che possa riferirsi almeno ad un campione sufficientemente rappresentativo della tipologia di processi attualmente in fase dibattimentale. Tale campione – l’ho detto già prima – è allo studio della direzione generale della statistica, in piena e fattiva collaborazione con il Consiglio superiore della magistratura.
Dunque, senza pretese di definitività e di assolutezza, per le ragioni di cui in premessa, si può stimare che, all’esito delle concrete modalità di applicazione dell’istituto della prescrizione del processo, nella forma oggi presentata al Senato, i procedimenti che si prescriveranno saranno contenuti in una percentuale collocata nell’intorno dell’1 per cento del totale dei procedimenti penali pendenti oggi in Italia

A me pare che non si possa stimare un bel niente, stando a questi numeri: a meno di non dare nuovi significati al concetto matematico di “intorno”. E mi pare che l’esposizione del ministro si possa riassumere così: “dobbiamo togliere al 24% il 45%, (e quindi ci rimane il 13,2%). Da questo 13,2% bisogna togliere un altro tot di casi che è molto difficile da calcolare perché non abbiamo dati chiari e affidabili e ci stanno lavorando alla “direzione generale della statistica”, ma anche se non sappiamo quanto sia questo tot e non sappiamo ancora quando lo capiremo, alla fine il risultato fa 1%”.
Non so, io fossi un deputato, o un giornalista che si occupa di queste cose, una domanda su come un tot vago e indistinto sia diventato nella testa del ministro (e su tutti i quotidiani) un chiaro e argomentato 12,2% me la farei. E la farei al ministro. Più semplicemente facciamo una legge che dice “Silvio Berlusconi è assolto da tutti i reati per cui è incriminato.” Si fa prima. Poi visto che ci troviamo istituiamo una tassa per pagare le pendenze tributarie del presidente e chiudiamo un altro casino. Berusconi deve promettere, però, di andare a vivere in Papua Nuova Guinea.

novembre 21, 2009

Berlusconi fa vittime anche all’estero

Il quotidiano francese France Soir avrebbe licenziato le corrispondenti da Roma e Mosca perché critiche nei confronti del potere politico. Lo afferma Le Monde, che ha contattato le dirette interessate. Liquidate perché troppo “negative” sull’operato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del premier russo Vladimir Putin. Dallo scorso gennaio lo storico quotidiano francese è di proprietà di Alexandre Pougatchev, figlio del banchiere russo Sergueï.
La collaboratrice da Roma Ariel Dumont è stata licenziata il 13 novembre, dopo che le era stato detto di non scrivere più nulla su Berlusconi. La giornalista dice di essere stata “molto prudente”. Nonostante ciò, è stata più volte rimproverata di “anti-berlusconismo” e costretta a “riscrivere un pezzo sulla Mostra di Venezia” in cui parlava del film ‘Videocracy’ e delle critiche di Michael Moore al presidente del Consiglio. A Nathalie Ouvaroff, corrispondente da Mosca, negli ultimi mesi sono stati rifiutati tutti i pezzi politici. Accusata di essere “troppo critica” nei confronti di Putin, è stata dirottata su argomenti sociali. Ma anche questi non sono risultati graditi, e la collaborazione è stata interrotta senza alcuna spiegazione.
La direttrice generale delegata, Christiane Vulvert, uscita indenne dal riassetto voluto da Pougatchev, ha spiegato che le collaborazioni con Dumont e Ouvaroff non sono state affatto interrotte. “Non rimproveriamo loro nulla, tentiamo semplicemente di equilibrare i servizi dall’estero per ragioni di budget. Non dobbiamo alle corrispondenti alcun indennizzo poiché occasionalmente ci avvaliamo ancora della loro collaborazione”.

novembre 21, 2009

Un partito chiuso a ….Riccio

A Marco Riccio non è sembrato vero di poter affermare che il PS alle prossime elezioni regionali andrà da solo. Auguri. Già  immagino le folle oceaniche che faranno la fila per votare per i candidati di Marco Riccio. Intanto questa è la risposta del compagno Vetrano “Più che adesioni a questo o a quel documento, credo che vada espressa grande delusione e  sincera  preoccupazione per il possibile fallimento del progetto politico di Sinistra e Libertà.

Mi affascina ancora l’idea iniziale del progetto di poter dare voce, attraverso un soggetto unitario, a quella parte rilevante di società che non sembra persuasa dalle altre proposte politiche presenti nel campo del centro-sinistra; del resto non è certo un caso se da ampi settori di questo schieramento  è stata riconosciuta ed apprezzata l’importanza della presenza, alla Sinistra del P.D., di un soggetto politico serio, credibile, aperto e plurale.

Far tramontare questa prospettiva sarebbe una dimostrazione di miopia ed un grave errore politico, dal quale nessuno deve illudersi di poter trarre vantaggio.”  Cento passi al giorno, questo è il nostro motto.

 

 

novembre 21, 2009

No Berlusconi day

Si dice che la rete è un mondo virtuale, nel senso che non vive nella realtà di tutti  i giorni, ma una vita parallela. Niente di tutto questo. Partendo dalla rete un giovane è riuscito ad organizzare una mobilitazione che il 5 dicembre esprimerà il suo dissenso nei confronti del Presidente del Consiglio Berlusconi. La mobilitazione è nata da una parola d’ordine venuta nella rete e le parole d’ordine sono partite dalla rete. Potrebbe essere questo il nuovo modo di far politica. D’altronde il Presidente degli Stati Uniti Obama, ha fatto della rete uno dei punti di forza della sua campagna elettorale.

Certo alla mobilitazione hanno aderito alcuni partiti della sinistra, ma questo non è né un male, nè un inquinamento del movimento. Al contrario dimostra l’efficacia di certe iniziative che usando un mezzo di comunicazione originale riesce a raggiungere persone diverse.

La rete fa politica magari più lentamente della politica  in diretta, ma proprio per questo penetra più in profondità, lavora sulle coscienze e nelle coscienze, al di fuori dei clamori mediatici della televisione in cui lo spettatore accetta passivamente il messaggio che gli viene imposto. Nella rete il dibattito parte da certi presupposti e si modifica e perfeziona man mano che va avanti. Ognuno interviene, attuando una forma di partecipazione democratica e di intervento in cui non c’è la deformazione demagogica cui si assiste in televisione.  Si potrebbe parlare di consenso partecipato.

Si può lavorare nella rete e costruire una coscienza politica più matura fuori da schemi preconcetti e senza un controllo dall’alto, che qualsiasi altra forma di comunicazione comporta. La rete, cioè noi, possiamo cambiare il modello della politica, anche perché è difficile che una generazione impreparata ad intervenire su questo modo di fare comunicazione riesca ad appropriarsi di questi strumenti.

Il 5 dicembre sarà il banco di prova: dal virtuale al reale. Una grande vittoria politica che potrebbe introdurre un nuovo modo vincente di far politica. sarà proprio il popolo della Rete a rivelarsi più evoluto e maturo.