I diritti negati.

Art 24 della Carta Costituzionale: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita almeno per otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi…..”

Giovedì mattina i bambini della scuola elementare Elsa Morante di via Pini a Milano non hanno trovato sui banchi i loro compagni rom. Senza alcun preavviso e senza ascoltare le richieste di genitori, insegnanti, associazioni, il Comune ha sgomberato il campo rom che sorgeva nell’ex area Enel di via Rubattino e che ospitava quasi trecento persone, tra cui 50 minori. “Sono una maestra – ha detto Fabiana Robbiati, una delle insegnanti dell’istituto Morante in cui erano regolarmente iscritti ventisei bambini rom – e non posso pensare che questi bimbi resteranno lontani da scuola per un periodo di tempo indeterminato. Sono ragazzini molto educati, frequentavano le lezioni con passione e serietà. Si sono fatti volere bene. In breve tempo hanno conquistato tutti, anche chi aveva qualche pregiudizio sui nomadi. Questa mattina alcuni bimbi italiani hanno pianto quando hanno saputo quello che era accaduto ai loro coetanei rom”. All’umanità dei bimbi si contrappone l’atteggiamento del Comune di Milano che pare essersi scordato anche delle più semplici regole del diritto.

Ancora una volta l’amministrazione guidata dal sindaco Moratti ha scelto di usare il pugno di ferro e di chiudere le porte a una seria politica di integrazione che passi in primo luogo dalla scuola, come hanno cercato di spiegare le maestre, i genitori e i compagni dei trentasei bambini rom che da oggi non sanno più quando potranno tornare sui banchi. La solidarietà è una bella cosa se praticata, m va praticata nei fatti. Il sindaco Moratti e la sua giunta dimostrano nei fatti di non praticare alcuna solidarietà, di avere in dispregio il dettato costituzionale e di non essere dei buoni cristiani nonostante i servili comportamenti nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche.

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