Maroni fa scuola

Grecia, condizioni inaccettabili nei centri per migranti

 

Da due mesi Medici Senza Frontiere è tornata a fornire supporto psicologico e sociale agli immigrati irregolari e ai richiedenti asilo detenuti a Pagani, nell’isola di Lesbo. Nel settembre 2008, MSF aveva sospeso le attività nel centro per l’impossibilità di assistere liberamente i pazienti.

Per chi vive nel centro di detenzione la realtà quotidiana è fatta di ristrettezze estreme, povertà e incertezza per il futuro. Nelle ultime settimane la popolazione reclusa ha intensificato le azioni di protesta contro le condizioni sanitarie e di vita nel centro. A scontare le conseguenze di questo clima di tensione, e a soffrire per lo stato disumano in cui sono costretti i trattenuti, sono i soggetti più vulnerabili come donne, bambini, adolescenti e le persone che hanno bisogno di cure mediche particolari. Inoltre i disordini hanno reso estremamente difficile anche all’équipe di MSF di continuare il lavoro di supporto psicologico e sociale a questi gruppi particolarmente vulnerabili.

“Le tensioni all’interno del centro di detenzione stanno creando seri ostacoli al nostro lavoro. Ogni giorno mi trovo ad operare in una situazione a rischio, perché i migranti stanno raggiungendo il limite massimo di sopportazione,” riferisce Martha Falk, psicologa di MSF che lavora a Pagani.

Il numero delle persone recluse nel centro si aggira intorno alle 800 unità, ma qualche settimana fa vi erano 1.200 trattenuti. Secondo le autorità locali, la capacità ricettiva del centro è di 300 unità. Molti sono minori non accompagnati, donne con bambini sotto i 5 anni, donne incinte e immigrati irregolari con patologie che richiedono cure specifiche. “Mercoledì scorso, nel corso della mia visita al centro di detenzione di Pagani, ho verificato che nella cella destinata alle donne, larga più o meno 200 metri quadri, vivono circa 211 persone, 140 donne e una settantina di bambini. Molti dei quali sotto i 5 anni o più piccoli, inclusi neonati. Le condizioni di vita nelle celle sono terrificanti, considerato che gli unici due gabinetti e le uniche due docce sono fuori servizio e il pavimento è allagato. La maggior parte delle donne e dei bambini dorme su materassi sporchi appoggiati direttamente a terra, che tappezzano completamente il pavimento della cella,” racconta Micky van Gerven, capo missione di MSF in Grecia.

Dall’inizio del settembre 2009, MSF sta fornendo sostegno psicologico e sociale agli immigrati trattenuti in altri due centri nel nord della Grecia, a Fylakio (Evros) e Venna (Rodopi), dove sono al lavoro due psicologi e tre mediatori culturali. MSF si occupa inoltre di monitorare la situazione in questi centri di detenzione e verificare che siano garantiti i bisogni essenziali della popolazione reclusa.

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