Archive for novembre 14th, 2009

novembre 14, 2009

Buonanotte compagni.

Buona notte ai compagni di Sinistra e Libertà. Andiamo avanti ce la faremo.

Buona notte a Dario Fo e franca Rame,

Buona notte a tutti meno che a Berlusconi e Nencini.

A Berlusconi sono venuti i chiattilli.Così impara ad andare con le zoccole.

novembre 14, 2009

La diaspora.

Diaspora è un termine di origine greca (διασπορά) che descrive la migrazione di un popolo costretto ad abbandonare la propria terra natale per disperdersi in diverse parti del mondo. Da Craxi in poi i socialisti come anime in pena, inquiete, erranti, orfane di visibilità, a volte rancorose, a volte tormentate dalla memoria, sono senza casa e continuano a spostarsi, guardano a destra e a sinistra, fondano partitini, litigano, minacciano, si assemblano, si dividono, si ricompongono.

La costituente socialista era sembrato il momento che questa diaspora stesse per trovare la sua fine, ma non è stato così.

Anche con sinistra e libertà sembrava che alla fine i socialisti potessero trovare casa in un partito di tutta la sinistra moderata. Ancora una volta  non  è stato così.

La diaspora continua. Oggi esiste il PS di Nencini e Di Lello, che da poche ore hanno rotto l’alleanza con Sinistra e Libertà pronti ad allearsi con i radicali. 

Esiste il Nuovo PSI, che raccoglie forze dall’alleanza con la destra di Berlusconi e Bossi.

Da pochi giorni anche Bobo Craxi si è fatto un suo partito socialista con il compagno Zavettieri ed  insieme fanno trecentoventidue voti su base nazionale.

Esistono manco a dirlo i socialisti lib-lab di Jim Cassano ed infine i socialisti di Volpedo.

Cinque formazioni socialiste. Ma non è finita: c’è il devastante Brunetta che si definisce socialista, il ministro Sacconi e tante altre anime in pena, come l’ex pasionaria del PSI Margherita Boniver, quella che ha proposto il ripristino dell’immunità parlamentare.  Eppure per risolvere il problema non ci sarebbe neinte da inventare basterebbe la  nostra storia, la nostra migliore cultura, la tradizione socialdemocratica e laburista europea. Il nodo è un altro, ed è che il naturale spazio di azione socialista in questo Paese è stato invaso da  gente che nulla ha a che fare col socialismo e che le regole del gioco democratico sono state così stravolte da impedire  una ricomposizione reale delle forze socialiste è di fatto impossibile.

Andiamo avanti quindi con la nostra onestà intellettuale e con la forza delle nostre idee. Prima o poi le parole cambieranno il mondo e noi ci saremo.

novembre 14, 2009

La tradizione del crocefisso.

paladini volontari, schierati con questo Vaticano, ripropongono ossessivamente l’idea di un Crocifisso come motivo dominante di una tradizione, e non si rendono conto di svilire i principi portanti della Fede.

Elemento di una tradizione come l’antica “saga del pesce azzurro” che si pratica nel periodo estivo per attirare turisti; come la “saga del fungo porcino” della Sila; come il Palio di Siena; come la regata storica di Venezia o come il più noto carnevale.

Tradizione  che si vorrebbe far risalire e decorrere da quel fatidico giorno nel quale Gesù venne sacrificato, ma così non è.

I primi cristiani non avrebbero mai esaltato la croce, perché punizione per gli schiavi e i servi; ne utilizzarono il simbolo solo intorno al VI secolo, ma senza l’immagine di Cristo; chi avrebbe osato crocifiggere Gesù una seconda volta ? Intorno all’anno 1.000 cominciano a comparire affreschi che descrivono una croce, con accanto un agnello sacrificale; più avanti di qualche decennio comparirà l’immagine di Gesù, ma non inchiodato nella croce, bensì accanto alla croce, in abiti splendenti, ma non ancora raffiguranti la Resurrezione, vero simbolo del cristianesimo: l’immagine di un vittorioso che aveva sconfitto la morte.

Due sono i momenti salienti del mistero cristiano: la croce che si assimila  all’ultima cena e la Resurrezione che si assimila all’Eucarestia  in quella medesima cena che diventerà la prima cena del popolo cristiano.

Fu l’ultima cena ebraica di Gesù  e, con l’Eucarestia, la prima cena cristiana.

“Fate questo in memoria di me!” fu l’invito rivolto a tutte le genti.

Ma la croce presto acquistò un significato mutevole e, spesso, contraddittorio.     

Il monachesimo esaltò la croce penitente, mentre il Vaticano ne fece il simbolo bellicoso delle crociate, quindi il braccio armato della Fede che in nome di Cristo accendeva i roghi dell’Inquisizione.

La persecuzione degli ebrei fu una costante drammatica, che avrà il suo epigono nella “soluzione finale di Hitler”. Gli ebrei vennero indicati  come deicidi e come tali puniti.

Ma un malcelato pudore impediva di ricordare che Gesù era ebreo. I pittori asserviti al potere vaticano dipingevano i loro crocifissi con un pudico drappo sui fianchi; volevano rispettare l’immagine di Gesù e risparmiare l’onta dell’ultima umiliazione, o volevano nascondere quel segno della circoncisione che ricordava al mondo l’origine ebraica di Gesù ?

Non c’è risposta plausibile, c’è la certezza storica che la croce divenne simbolo di una vendetta postuma che un ebreo avrebbe consumato contro il suo popolo.

Ci vorrà Giovanni XXIII per dirimere una plurisecolare controversia e cancellare quella condanna al popolo ebraico.

Oggi la medesima croce viene presentata ed esaltata come il fondamento delle radici cristiane, ma limitatamente all’Europa, come se il diritto di amare e credere in Cristo fosse un monopolio di questo occidente, che, pure, si è servito della croce per le più inimmaginabili  crudeltà.

In quella croce c’è un uomo, un ebreo, figlio di Dio, che ha voluto, per sua scelta patire i più drammatici momenti che uomo possa subire, ma per esaltarsi nella Resurrezione, esaltando l’uomo e nell’uomo tutti gli uomini, chiamati dall’insegnamento di Cristo.

Ora è diventato un suppellettile da scrivere nell’elenco delle dotazioni di un’aula, oppure un elemento antropologico distintivo di una razza, mortificando e rinnegando lo spirito stesso del sacrificio di Cristo, che nell’ultimo anelito di vita perdonò i suoi carnefici “perché non sanno quello che fanno”

novembre 14, 2009

Si ribellano in Francia i sans-papier

sans papierSpazzini, camerieri e operai stranieri vogliono la regolarizzazione

Non si fermano gli scioperi nell’Ile de France. La settimana scorsa circa trecento lavoratori sans papiers avevano occupato i cantieri della Tour Axa nel quartiere della Defense a Parigi. Il presidio presso la Defense è stato organizzato dagli stessi sans papiers che mercoledì, dopo l’intervento della polizia, avevano evacuato la sede della Federazione nazionale del lavoro pubblico a Parigi. A loro si sono poi uniti anche gli operai del cantiere della Tour Axa che lavorano per l’industria Adec, specializzata nelle demolizioni, uno dei settori che maggiormente ricorre alla manodopera straniera.

A sostenere il movimento dei lavoratori stranieri sono intervenute diverse organizzazioni sindacali (CGT, CFDT, Solidaires, FSU e UNSA) e molte associazioni (Droits devant, Ligue des droits de l’homme, Cimade, Femmes egalite, Autremonde, Resf) che chiedono la tutela dei diritti dei lavoratori stranieri e una normativa più semplice ed efficace.

Vista la gravità della situazione, il ministro dell’Immigrazione, Eric Besson, già al centro di numerose polemiche per aver consentito il rimpatrio dei clandestini afghani senza considerare che provengono da un Paese in guerra, ha annunciato l’annullamento della circolare del 7 gennaio 2008 che dava applicazione alla legge Hortefeux del novembre 2007. Legge che al momento dell’emanazione aveva destato numerose reazioni per l’eccessiva severità nei confronti dei sans papiers. Mercoledì scorso il Consiglio di Stato ha così deciso di annullare la vecchia circolare che prevedeva che per ottenere la regolarizzazione il lavoratore straniero disponesse di una qualifica professionale, dimostrasse di avere esperienza e una promessa di assunzione per una delle trenta professioni riservate ai cittadini dei Paesi non facenti parte dell’Unione europea. Una legislazione che rendeva praticamente impossibile ai lavoratori sans papiers uscire dalla clandestinità. Risultato ore e ore di lavoro spesso in nero senza alcuna tutela sindacale e alcun diritto riconosciuto.

novembre 14, 2009

STOP ALLA BANCA DEL SUD

banco di pegni 

La banca del Sud non si farà. Almeno per il momento la decisione di fare la banca del sud  è saltata in quanto la misura è stata giudicata inammissibile dal presidente del Senato Renato Schifani, mentre ha “salvato” il comma sulla possibilità di vendere gli immobili confiscati alla mafia. L’accelerazione sulla Banca del Sud, voluta dal ministro Tremonti, è stata bloccata dal numero uno di Palazzo Madama «per estraneità di materia». La questione pregiudiziale era stata sollevata in commissione Bilancio, prima, e in Aula, poi, dal senatore del Pd, Enrico Morando, che aveva chiesto formalmente a Schifani di dichiarare l’inammissibilità. Richiesta accolta dal presidente del Senato in quanto sia il regolamento che la prassi parlamentare di Palazzo Madama prevedono l’inammissibilità in Aula di emendamenti non affrontati in Commissione. Schifani ha precisato che «da uomo del Sud» ha deciso «a malincuore», ma ha anche sottolineato di non essere «mai stato fiscalissimo nell’attribuzione della concessione dei tempi»: «Sarei stato pronto a dare alla Commissione ulteriore tempo per discutere questo emendamento, che formalmente è inammissibile, se ci fosse stata la volontà di tutte le parti in deroga a dichiaralo ammissibile soltanto dietro una condivisione». Che però non c’è stata.  Il sud di tutto ha bisogno fuorchè di una nuova Banca. D’altronde questo nuovo istituto di credito diventerebbe in breve ostaggio della criminalità organizzata, cha attraverso i suoi referenti istituzionali non avrebbe difficoltà a controllarla e indirettamente gestirla, per cui alla fine la nuova banca diventerebbe un elemento criminogeno. Perché Tremonti non ci restituisce i fondi FAS che a suo tempo ci ha scippato? Il sud ha bisogno di sostegno alle aziende in crisi, di aiuti agli operai che perdono il posto di lavoro, di aiuti alle amministrazioni in crisi. Tutto questo si fa con un programma di governo innovativo e riformatore. Cioè tutto il contrario di quello che sta facendo il governo della destra che, seguendo le imposizioni della lega vuole trasformare il sid in una riserva indiana. E la Camorra si ingrassa.