Archive for novembre 7th, 2009

novembre 7, 2009

a quei compagni che non dormono.

Blowin’ in the Wind

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Blowin’ in the Wind è il titolo di una famosa canzone di contenuto pacifista scritta da Bob Dylan nel 1962 e pubblicata la prima volta l’anno successivo nell’album The Freewheelin’ Bob Dylan.

Questo brano è da molti considerato il manifesto della generazione dei giovani statunitensi disillusi dalla politica portata avanti negli anni cinquanta e sessanta dal loro paese e sfociata dapprima nella guerra fredda e poi nella guerra del Vietnam.

Quando scrisse questo motivo, Dylan non era ancora quel paladino della controcultura che dopo pochi anni avrebbe rimesso in discussione – con la propria attività artistica di poeta e musicista – antichi pregiudizi e paure nuove; ma già allora – giovane cantastorie proveniente da un piccolo sobborgo minerario del Minnesota – era in grado di mostrarsi cosciente e padrone – in termini di comprensione del senso delle cose – dei nuovi pericoli derivanti dall’era atomica (i temi del fall out erano peraltro già stati illustrati con amara e sofferta poeticità dai cantori della beat generation, in primis Jack Kerouac ed Allen Ginsberg).

Bob Dylan e Joan Baez hanno spesso eseguito in duo ed in concerto Blowin’ in the Wind

Tre semplici strofe sono in questo caso sufficienti al compositore-poeta per interrogarsi su tematiche sociali ed esistenziali. In particolare, al centro della sua visionaria poeticità sono il senso della condizione umana e l’incapacità dell’uomo di ripudiare in maniera definitiva e totale ogni tipo di guerra.

Nel ritornello – rivolto metaforicamente ad un ipotetico amico, nel quale si potrebbe identificare l’intera umanità – viene data una risposta che lascia uno spiraglio all’ottimismo: una risposta che c’è, e a portarla basterà un soffio di vento.

Nel corso degli anni questa canzone ha avuto numerose rielaborazioni (cover), tanto in versione acustica quanto a ritmo rock, da parte di diversi gruppi e cantanti di ogni parte del mondo. Fatta propria dagli esponenti del movimento beatnik (i cosiddetti figli dei fiori) veniva spesso suonato – e tuttora lo viene – sulle scalinate e lungo i borghi artistici delle principali metropoli del mondo. Si ricordano qui le versioni, storiche al pari di quelle incise in studio e dal vivo dallo stesso autore, del trio Peter, Paul & Mary e di Joan Baez nonché una versione in italiano tradotta da Mogol e cantata dai Kings da Luigi Tenco e incisa anche da Milly nel suo album doppio “D’amore e di libertà”. Nel 2000 anche Mina ha inciso una sua versione del brano, inserita nella compilation Mina per Wind, disco fuori commercio in quanto promozionale.

novembre 7, 2009

Sognando ………………

Buona notte compagni.

Buonanotte Nencini ricordati che non sei Binetti.

Buona Notte Marco, alla fne sei una persona seria e ti voglio bene anche se non prendi a calci in culo marco Riccio.

Buona notte Bobo Craxi. Mi dispiace che te ne sei andato, sei  uno sciocco.

Buona notte ai compagni toscani che faranno un dispetto a Nencini/Binetti

Buona notte a mia figlia  Adele, che sta per compiere trenta anni.

Buona notte al giudice Misiani.

Buona notte a Gavino Angius, che è una bella persona anche se non sta più con noi.

Buona notte ad Achille Occhetto.

Spero che Berlusconi non riesca a dormire per il torcicollo. 

novembre 7, 2009

Evviva la coerenza

Confesso che non sono molto aggiornato sui vari passaggi che alcuni politici hanno fatto nel corso degli ultimi tempi. Forse per questo non mi ero reso conto che mentre io e molti compagni ci arrovelliamo come lasciare il PSI per approdare in Sinistra e Libertà, Franco Grillini approda ad Italia dei Valori. La mia sorpresa è stata ancora più grande quando ho scoperto che mentre io pensavo che stava ancora con noi socialisti, il presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini si era già fatto un passaggio nel PD. Alla faccia della coerenza. Grillini ha motivato la sua scelta affermando: «Inseguo uno spazio politico per i diritti civili, da un pezzo riflettevo sull’Idv, perché non potevo stare nel partito in cui c’è la Binetti». Più d’uno sospetta che l’ex deputato dei ds voglia trovare una casa per ricandidarsi alle prossime politiche: «Da deputato ho fatto bene, ma non chiedo niente»per ora!

 

novembre 7, 2009

Binetti o Nencini?

 

Marco Di Lello è rimasto uno dei pochi dirigenti socialisti a credere ancora a sinistra e libertà. Infatti con un comunicato come al solito mai chiaro Nencini/Binetti commentando il discorso di insediamento di Bersani parla di “ un lungo tragitto da compiere assieme, come socialisti e come Sinistra e Libertà”. Come Socialisti o come  Sinistra e Libertà? A nome di chi parla Binetti/Nencini?
L’idea di S&L è nata per dare una risposta a quanti sentivano la necessità di uscire da partiti che erano ormai schegge di sinistra senza più riferimenti concreti. Le elezioni europee sono state un banco di prova importante perché hanno dimostrato che sull’onda dell’entusiasmo è possibile costruire una casa della sinistra punto di riferimento per persone con storie politiche e tradizioni diverse. A Bagnoli si è andati con fini non più omogenei tanto è vero che proprio i nostri dirigenti socialisti hanno cominciato a porre i primi distinguo e a prendere le distanze da chi voleva il partito subito. In questi mesi i divari invece di scomparire si sono accentuati. Questo fino alla riunione dell’altro giorno che per evitare la morte di S e L si è dovuto accettare un difficile compromesso, che peraltro ha determinato una gravissima frattura soprattutto con i compagni della Toscana. Il 18 dicembre ci sarà la resa dei conti e non è detto che le cose vadano nella direzione che i firmatari dell’accordo avevano preventivato. Personalmente non capisco perché Nencini/Binetti pretenda che in Toscana non siano presenti le liste di Sinistra e Libertà. Che fanno i compagni toscano cambiano residenza per votare SeL? O Nencini/Binetti pretende che votino tutti PD. Allora se si vogliono superare  le divisioni tra opposti schieramenti, non bisogna fare delle forzature così violente ed in ogni caso chi ha fatto una proposta tanto scellerata deve anche trovare la soluzione per impedire la giusta rivolta dei compagni toscani. Ad oggi non c’è nessuna proposta. Inoltre che senso hanno le forzature sul muro di Berlino, sulla partecipazione alla manifestazione della Fiom e sulla presenza al congresso del PSE. Sono veramente soluzioni pasticciate che in questo momento non aiutano nessuno e aumentano la confusione. Per fortuna ci hanno risparmiato la commemorazione di Craxi.

Come socialista ritengo che il mio partito abbia il dovere di chiarire dei punti fondamentali e non prescindibili.  Sinistra e Libertà ha il dovere oltre che il diritto di essere presente in tutte le regioni compresa la Toscana. Nencini/Binetti decida da che parte vuole stare.

Il segretario Ciucchi da vero socialista-craxiano non può, come ha fatto ribaltare i termini della questione.

Se si vuole organizzare S e L. su base federata il PSi ha l’obbligo di chiarire se ci sta e quando si farà il congresso determinando fin da ora le regole. Chi ci dice che dopo aver eletto un buon numero di deputati regionali socialisti co i voti di S e L, questi poi non dicano di non voler fare più S. e L. E’ inoltre urgente la nomina del  coordinatore nazionale  a partire dal 18 dicembre.

Infine il simbolo: chi non ci sta non può minacciare azioni  legali se venisse usato contro la sua volontà.

Io sono socialista e mi sto rendendo conto che le difficoltà di integrazione non nascono dal fatto di essere socialista o comunista ma dall’essere in buona o mala fede. Sappia però Nencini/Binetti che se pensa che tutti i socialisti sono pronti a seguirlo nelle sue machiavelliche masturbazioni, si sbaglia, perché se bisognerà scegliere fra Nncini/Binetti e i compagni toscani molti socialisti sceglieranno la base.

 Ai compagni Vendola, Fava e Guidoni l’invito di trovare una soluzione prima del 18 dicembre.

 

novembre 7, 2009

Le bugie hanno le gambe corte.

 

La buona notizia è che Lucio Fierro ha dichiarato che presenterà le sue irrevocabili  dimissioni da presidente della società Alto Calore Patrimonio. La brutta notizia e che all’indomani dell’assemblea dei soci del dieci novembre rimarrà presidente giustificandosi col dire che gli stessi soci hanno preteso la revoca delle dimissioni. E’ un film già visto. Il presidente Fierro dichiara che le reti sono state trasferite all’Alto Calore patrimonio, ma, bontà sua non ci dice con quali atti o quali delibere.

Vero è, invece,che in una causa civile pendente innanzi al Tribunale di Avellino in cui la società Patrimonio veniva citata in giudizio, il legale dell’ente eccepiva la carenza di legittimazione passiva dell’ente dichiarando che la società “non è proprietaria né di reti, né di impianti”  precisando “Le regioni hanno acquistato i beni dell’ex Cassa del Mezzogiorno e possono trasferire solo la gestione delle opere, ma non la proprietà di esse, che sono da ritenersi beni demaniali  e in quanto tali inalienabili e non assoggettabili a diritti a favore di terzi”. Io sarò pure ignorante ma sicuramente al riguardo Lucio Fierro o è bugiardo o ha la memoria corta. Quindi in caso di scioglimento  le reti e gli impianti rimarrebbero del legittimo proprietario, cioè la regione Campania, anzi ai sensi dell’art.10 co 6 della legge 36/94le opere acquedottistiche e fognarie dovranno essere trasferite all’ATO al fine di potere provvedere all’affidamento del servizio integrato al soggetto gestore. Fierro dice che  lo sdoppiamento dell’azienda Alto Calore in due società è stato un patto scellerato. E’ vero, ma dov’era Fierro quando il suo partito promuoveva questo patto? Inoltre perché in questi anni che è stato presidente dell’ACP non ha mai proposto la fusione per incorporazione delle due società per ritornare ad un unico soggetto gestore. Se avesse fatto questo avrebbe sicuramente avuto la solidarietà di molti. Infine Fierro si domanda perché il suo partito non parli. Siamo in molti a volerlo sapere. La nostra proposta sulla gestione delle acque è stata chiara e semplice fin dall’inizio: affidamento da parte dell’ATO in house della gestione delle acque ad una società di capitali interamente pubblica, che dovrebbe  essere individuata nell’Alto Calore Servizi s.p.a, per i motivi più volte spiegati. Né Fierro né Antonio Festa, Presidente dell’ATO, ci spiegano perché questo non può avvenire. Certo è che il d.l.del 9/9/2009 precisa che “in deroga alle modalità di affidamento ordinario di cui al co. 2 per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche sociali ambientali e geomorfologiche del contestale territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l’affidamento può avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico, partecipata nell’ente locale che abbia i requisiti richiesti dall’ordinamento comunitario per la gestione in house.” Se l’Ato vuol fare la sua parte fino in fondo, come dice Festa, c’è solo da mettere mano alla situazione e fare in modo che la gestione delle acque rimanga nella mani in cui si trova. Se ciò non avverrà vuol dire che il destino della gestione delle acque è stato scritto già da tempo  e Fierro e Festa sono dei meri esecutori di ordini che arrivano da Napoli. Pensare di far entrare i privati nella gestione delle acque significa svendere un patrimonio dell’intera provincia di Avellino, regalandola ad imprenditori che penseranno solo al profitto. Infine non è vero che i dipendenti non siano a rischio di licenziamento, perché la norma che prevede che l’eventuale gestore dell’affidamento  del servizio ha l’obbligo di avvalersi della manodopera fino ad otto mesi dopo l’affidamento, non mette al riparo i dipendenti da una ristrutturazione aziendale che nessuno potrà impedire.

Beppe Sarno

novembre 7, 2009

Cristiani

cristoI difensori del crocefisso  nelle aule delle scuole pubbliche sostengono  argomentando che  “non è solo un simbolo religioso ma rappresenta la nostra cultura”. Tesi su cui non si può dissentire, né io dissento. Bisogna però dire che in verità  “rappresenta un pezzo importante della nostra cultura”.
La nostra cultura, però, è rappresentata da altri importanti simboli figli di una cultura laica e a volte anticlericale. Le scuole dovrebbero essere piene di simboli e  per rappresentare tutta la nostra cultura non ci sarebbero pareti sufficienti. La verità è che si confonde il messaggio di Cristo con la rappresentazione del suo martirio e questo è sbagliato. Cristo fu portatore di un messaggio di pace e di solidarietà, difendeva i deboli e odiava l’arroganza dei potenti, di cui fu vittima. Cacciò i mercanti dal tempio e non è stato lui a inventare le Crociate, l’intolleranza religiosa e avrebbe rispettato il pronunciamento della sentenza della Corte di Giustizia della Comunità Europea spiegandoci pacatamente perché quella sentenza era giusta. Peraltro come ha scritto Corrado Augias già la nostra Corte di Cassazione si occupò dell’argomento e precisò che  la presenza del crocifisso, elemento distintivo di una religione, viola l’art. 3, comma 1 del testo costituzionale. Interessante il ragionamento della Cassazione: «Neppure è sostenibile la giustificazione collegata al valore simbolico di un’intera civiltà o della coscienza etica collettiva e, quindi, secondo un parere del consiglio di Stato 27/4/1988, n. 63, “universale, indipendente da una specifica confessione religiosa”. In altro ordinamento dell’unione europea s’è ritenuto, viceversa, una sorta di “profanazione della croce” non considerare questo simbolo in collegamento con uno specifico credo (Bundes Verfassungs Gericht, 16 maggio 1995) che ha dichiarato illegittima l’affissione obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche della Baviera per l’influenza sugli alunni obbligati a confrontarsi di continuo con siffatto simbolo religioso». In una Europa multietnica e multi religiosa fare Crociate di cui non se ne sente il bisogno serve soltanto a quelli che Cristo aveva combattuto e che lo mandarono sulla croce. Abbiamo purtroppo capito  a nostre spese quanto  le critiche che il teologo Hans Kung muove al  Papa siano fondate. Egli dice infatti” Il Papa riporta la Chiesa al medioevo», e aggiunge “«l´attuale politica del Vaticano è un fiasco. Il tentativo di costringere la Chiesa a tornare al medioevo la svuota. Non si può tornare ai vecchi tempi».Purtroppo l’errore non è della Chiesa, ma di quei politici che fingendosi integralisti Cattolici si servono della Chiesa per legittimarsi nei confronti del mondo cattolico. Invece di consumarsi i questa inutile e spocchiosa polemica le gerarchie cattoliche dovrebbero domandarsi perché le chiese sono sempre più vuote, i matrimoni religiosi sono sempre meno, calano i battesimi, le vocazioni sono crollate o quasi inesistenti.