FMA: che fare?

La FMA, malgrado gli impegni assunti non ha convocato il Consiglio di fabbrica per discutere l’applicazione pratica della cassa integrazione straordinaria e della conseguente organizzazione del lavoro. Questo comportamento dimostra ancora una volta, ove ce ne fosse bisogno, il disimpegno dell’azienda nei confronti dello stabilimento di Pratola Serra, la cui produzione viene considerata fuori mercato e pertanto non più strategica dal punto di vista aziendale. IL Presidente dell’Unione industriali di Avellino richiesto in merito, ha assunto un atteggiamento omertoso e pilatesco.

Dal canto loro i sindacati, protestano, anche perché a fronte di questo atteggiamento si continuano a trasferire operai a Termoli, Cassino e Mirafiori.Gli operai ed il consiglio di fabbrica si stanno intanto organizzando per assumere iniziative di lotte per attirare l’attenzione sulla situazione dello stabilimento di Pratola Serra. Si parla di un presidio permanente davanti ai cancelli e di uno sciopero dei metalmeccanici della provincia di Avellino.

Qualunque sia la decisione degli operai della FMA è compito di tutte le forze politiche di intervenire a sostegno delle iniziative per impedire il disimpegno del gruppo FIAT dalla FMA, infatti nonostante i sacrifici degli operai non si vede all’orizzonte futuro per la  fabbrica. In realtà la Fiat ha fatto sapere che in dicembre l’a.d. Sergio Marchionne incontrerà i sindacati per presentare il piano industriale e, quindi, anche le missioni produttive stabilimento per stabilimento. Ma come avvertono i sindacati il piano non è detto che possa portare novità positive per la FMA.

Nessuno può ignorare la preoccupazione e in alcuni casi la disperazione di tante donne e uomini che non sanno più come mandare avanti la famiglia, come pagare il mutuo o l’affitto di casa, come acquistare i buoni della mensa scolastica per i figli . Il governo sta facendo poco o nulla per le vittime della crisi economica che sono giorno dopo giorno più numerose, soprattutto per una realtà politicamente ed economicamente debole  come l’Irpinia. Il rischio che al disimpegno della Fiat corrisponda il tracollo di un  solido sistema di imprese piccole e medie che rappresenta la spina dorsale dell’economia irpina. Con costi sociali insostenibili. Si deve fare di più, e subito predisponendo un progetto politico che studi gli interventi da adottare affinchè non si perdano posti di lavoro, che sono detinati a non essere mai più recuperati.

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