Archive for ottobre 26th, 2009

ottobre 26, 2009

I giovani

Le nostre piazze vengono sempre più presidiate da gruppi giovanili alla ricerca del sensazionale che spesse volte si riduce nel visto e rivisto. I luoghi dello sport e del divertimento serale – notturno, nella stagione estiva, sono invasi da masse giovanili, segnati dai loro ritmi farneticanti, alla ricerca delle forti emozioni, distinti dal comune disordine.
Il nostro tempo, per i giovani, è come se avesse perso l’intimità, la riservatezza, il silenzio.
Si entra nella scuola e pure lì si è colpiti da un fastidioso sciame di suoni indefiniti, innaturale sottofondo di un ambiente custodito e curato, contrappunto di un momento di attenzione, di analisi e riflessioni.
Anche la Chiesa con la sua liturgia sembra privilegiare il moderno sentire: applausi, motivi canori rincorsi per riempire momenti altrimenti privi della regolare mistica religiosità.
Eppure i giovani sono capaci di grandi slanci emotivi, di profonde prove di attenzione, di analoghe capacità di studio e riflessioni, di difendere i deboli, di partecipare ad opere di ricostruzione, di immolare la propria vita per seguire un sogno, una emozione, un amore.
Non possiamo semplicisticamente pensare di attribuire il tutto alla età, ed accettare fatalisticamente la condizione giovanile e assumere passivamente le inevitabili conclusioni del lasciar fare.
L’ambiente, il luogo dove il giovane vive e si sviluppa risulta determinante. In esso vige l’assenza della regola, della legge con le sue sanzioni, fatale combinazione determinativa della zona franca, ove il confine e quindi il limite oltre il quale non si deve andare è del tutto sconosciuto.
Obnubilato il giovane non riconosce più quel limite. In tale cornice il giovane, moderno e infelice, disincantato e avvezzo ad ottenere tutto e subito, rincorre il momento, la condizione, la circostanza. Quanto più semplice questi obiettivi appaiono tanto più li rincorre fino a cercarne altri nel mondo artificiale delle dipendenze, innescando assurdi masochismi deleteri per se e per gli altri.
Che fare ? La politica non può più rinviare sine die un’assunzione di responsabilità, questa con i suoi meccanismi, con le regole e i poteri che le appartengono deve intervenire “ nell’ambiente “, sulle “ leggi “ ed imbrigliare il possibile, cercando essa stessa di interpretare i cambiamenti che attraversano la società.
In tal ambito va rivisto il rapporto con la cultura, le religioni, le etnie che fanno dell’ Italia il vero mare nostrum ove popoli, costumi, lingue intersecano i propri destini per affrontare le sfide del secolo.
I giovani, sentinelle di queste sfide, costituiscono le naturali avanguardie del moto futuro. Essi interpretano il tempo presente in assenza di una riflessione del passato e del suo periodare, affidati al massiccio incalzare del profitto che, della pubblicità, della moda, del divertimento, ne costituisce il vero motore.
Ecco allora la necessità di aprire le “chiese“ alla gioventù ed approdare ad una vera contaminazione evangelico-sociale-politica, palingenetica nelle forme e nella sostanza, capace di coniugare con la stessa forza ed equilibrio Dio e Stato, rispettare il tempo dello spirito e difendere quello temporale.
I giovani devono convincersi della necessaria tolleranza verso l’altro, il diverso, il possibile, devono essere custodi delle “differenze“ senza le quali né le religioni né gli stati esisterebbero, devono proiettarsi nel divenire per il superamento delle stesse, pur tuttavia, restare uniti tutti e proseguire il tortuoso cammino.
Si diano più spazi ai giovani nelle scuole, nel mondo del lavoro, e del sociale. Si pretendano comportamenti conseguenti alle regole del vivere civile. Si abbandoni nei loro confronti il falso buonismo ricco di facciata e di ipocrisie. Si chieda loro di partecipare, a pieno titolo, alla gara per la vita.
La politica con intelligenza non perda l’occasione per veicolare le loro legittime istanze e consenta, in tal modo, l’utile, necessario ricambio delle donne, degli uomini, delle loro idee, dei comportamenti e delle finalità proprie delle nuove generazioni; dalle stanze del potere, del governo in ogni ambito nel quale urge aria nuova si dia cittadinanza al cambiamento.

Antonio Tulino

ottobre 26, 2009

Ho partecipato alle primarie del PD

 

 

Ieri anche mi sono recato alla sezione PD del mio paese ed ho votato per Franceschini.

L’ho fatto perché ritenevo giusto partecipare ad un momento di democrazia che non era solo del PD, ma di tutta la sinistra. L’ho fatto perché era necessario mandare un messaggio alla destra che la sinistra esiste e nei momenti importanti è unita e sa esprimersi meglio dei suoi capi.

L’ho fatto un pò da clandestino anche per vivere un momento di partecipazione democratica, che nel mio partito, il PSI, non si verifica quasi mai, perché in quel partito decidono solo i vertici.

Ieri è stata una bella giornata per la democrazia. Tre milioni di persone hanno dimostrato che vogliono cambiare lo stato delle cose. Il partito Democratico a questo punto ha l’obbligo di assumersi la responsabilità di guidare l’opposizione ad un governo xenofobo e fascista, nei parole e nei fatti. Per fare questo è necessario che il nuovo segretario rinnovi la classe dirigente del partito e apra  il dialogo con le forze della sinistra. Da parte nostra è arrivati il momento di intraprendere la via maestra della costruzione del nuovo partito della sinistra. Sinistra ecologia e  libertà casa comune della sinistra per costruire con  PD il “Fronte Popolare” di cui l’Italia ha bisogno per sconfiggere la destra al potere.

ottobre 26, 2009

In memoria di Salvator Allende!

 

 

Ai compagni socialisti,  comunisti e verdi che dubitano che sinistra e libertà possa non funzionare per l’inconciliabilità delle idee socialiste con quelle comuniste ricordo le varie esperienze del  Fronte popolare, cioè l’alleanza in funzione antifascista tra socialisti, socialdemocratici, partiti della sinistra e comunisti, promossa in vari paesi, tra i quali Francia e Spagna. La prima esperienza si verificò in Francia nel 1934 in cui ci fu un’alleanza tra comunisti, socialisti e radicali. La politica dei fronti popolari fu caldeggiata nel 1935 da Georgj Dimitrov al VII congresso del Comintern, o Terza Internazionale. In Francia il Fronte popolare, sotto la guida di Léon Blum, governò dal 1936 al 1938; gli sforzi per introdurre profonde riforme sociali e per migliorare i salari dei lavoratori fallirono per la grave situazione economica, per le discordie interne e per le campagne denigratorie condotte dalle destre contro la coalizione di sinistra.

Il Fronte popolare spagnolo, formato da repubblicani di sinistra, socialisti e comunisti, vinse con una lista unitaria le elezioni del febbraio 1936, pochi mesi prima della rivolta dell’esercito spagnolo in Marocco, preludio della guerra civile spagnola. Dopo la seconda guerra mondiale, governi di fronte popolare si costituirono nei paesi dell’Est europeo, aprendo la strada all’instaurazione di regimi comunisti. In Italia la formula di fronte popolare fu sperimentata alle elezioni politiche del 1948, con l’alleanza tra comunisti e socialisti, sconfitta dal responso delle urne. L’ultima esperienza di fronti popolari si verificò in Cile, alle elezioni politiche che nel 1970 decretarono la vittoria di Salvador Allende, candidato di un cartello di comunisti, socialisti e radicali. Si trattò di un’esperienza politica durata fino al settembre del 1973, quando fu interrotta da un sanguinoso colpo di stato militare che instaurò una dittatura conservatrice Andiamo avanti quindi nella idea della costituzione di S e L come casa comune della sinistra  degli ecologisti.