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ottobre 25, 2009

Valore

Gianluca capra

ottobre 25, 2009

Alto Calore: Che fare?

grecia +comunione lidia 220Continua la polemica sull’acqua. Sono state, infatti, convocate assemblee dei dipendenti dell’Alto Calore Servizi, che si interrogano sul futuro dell’ente e degli oltre quattrocento posti di lavoro. Sull’Alto Calore Servizi e sulla sua gestione ci sono due correnti di pensiero: da una parte viene presentato come un carrozzone politico inutile e dispendioso, dall’altra c’è invece chi cerca di salvare un ente che per oltre settanta anni ha gestito un patrimonio naturale  preservando la sua natura pubblica e di servizio alla comunità. L’idea che l’Alto Calore sia un ente inutile, nasconde il grave inganno  che una gestione privata ne farebbe un’azienda competitiva. A questo principio si è ispirato l’art. 23 del dl. 112 del Governo Berlusconi, che stabilisce che dal 31 dicembre 2010, l’acqua non dovrà più essere un bene pubblico, ma sarà una merce da vendere a società private. Il compito di decidere a chi dopo il 31 dicembre 2010 dovrà gestire l’acqua e tutti i servizi ad essa legati nelle due province di Avellino e Benevento spetterà all’ATO, che è ente istituito in base alla legge Galli del 94, che ha la funzione di’organizzare il servizio idrico integrato, cioè l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione d’acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. Nei territori di competenza dell’ATO di Avellino e Benevento oltre all’Alto Calore Servizi vi sono altre 19 realtà che gestiscono in varia maniera l’acqua. Le due realtà più significative  sono L’Alto Calore Servizi, che gestisce 133 Comuni e la Gesesa società in parte pubblica e in parte privata, partecipata dall’ACEA di Roma, che gestisce l’acqua per il Comune di Benevento ed altri dodici comuni della Provincia. Date le dimensioni sarebbe normale che la gestione delle acque passasse all’Alto calore Servizi, che per dimensioni, competenza e professionalità e da una esperienza maturata in oltre settanta anni di attività è l’unica che potrebbe garantire un passaggio senza traumi al nuovo criterio di gestione delle acque. Si salverebbero i posti di lavoro di oltre quattrocento famiglie, che sicuramente una gestione privata metterebbe in discussione. Infine la natura pubblica della società Alto Calore, i cui proprietari sono i Comuni della Provincia di Avellino salverebbe  il principio dell’acqua come bene pubblico, cioè di un diritto umano fondamentale, che nessuno può trasformare in merce. La legge, però, prevede che l’affidamento del ciclo integrato delle acque avvenga attraverso una gara pubblica che vedrebbe l’Alto Calore in gara con altre realtà e soprattutto in gara con società private che faranno di tutto per accaparrarsi un affare miliardario a danno della collettività.l’Ato, però, potrebbe decidere di affidare all’alto Calore il cd. affidamento in  House, cioè senza gara, anche alla luce di una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea.  Con questo affidamento, l’acqua rimarrebbe in mano pubblica, i posti di lavoro sarebbero salvi e l’Irpina salverebbe il patrimonio che gli è proprio. Per raggiungere questo scopo, è necessario che l’Alto Calore servizi si presenti all’appuntamento con i conti a posto ed è per questo che non ci stancheremo mai di dire che l’inutile clone dell’Alto Calore Patrimonio va sciolto, consentendo alla collettività un risparmio di oltre un milione di euro all’anno. D’Altro canto la Regione Campania, che secondo alcuni già ha deciso che l’affidamento delle acque per Avellino e Benevento vada all’Acea di Roma, dovrebbe pagare i debiti che ha verso l’Alto Calore Servizi, per tutti i lavori di ripristino degli impianti che gestisce l’Alto Calore servizi ma che sono di sua proprietà.  Questo risultato sarà possibile solo con la mobilitazione dei Comuni proprietari della società, dei dipendenti e dei loro rappresentanti sindacali, a tutela del loro di lavoro, che una gestione privata sicuramente metterebbe in discussione e ed infine e soprattutto dalla classe politica Irpina che non può consentire in nome del profitto il furto di un bene collettivo quale è l’acqua.

Beppe Sarno