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ottobre 21, 2009

Ru486, una possibilità in più per le donne

ru486_okNon è la pillolla del giorno dopo. Si chiama Ru486 ed è una tecnica alternativa all’aborto farmacologico. Il cda dell’Agenzia italiana del farmaco ha dato il via libera definitivo alla sua commercializzazione anche in Italia. E così, dal 19 novembre anche nel nostro Paese una donna che decida di abortire nelle prime settimane di gravidanza avrà la possibilità di scegliere tra l’aborto chirurgico e quello farmacologico, come quasi in tutta Europa. Sempre nel rispetto della Legge 194, che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza nel nostro Paese.

Insomma di fronte a un dramma che è quello dell’aborto, una persona ha una possibilità in più. Cioè quella di evitare l’intervento chirurgico e di assumere due compresse. La paziente assume due farmaci: il mifepristone prepara il terreno e la prostaglandina, somministrata due giorni dopo, provoca l’espulsione del materiale abortivo entro poche ore. In qualche caso l’espulsione può verificarsi già prima dell’assunzione della prostaglandina o nei giorni successivi. Una seconda dose di prostaglandina riduce la percentuale di espulsioni tardive e aumenta l’efficacia. L’espulsione del materiale abortivo avviene mediante sanguinamento e contrazioni. In pratica è come se si avesse il ciclo mestruale, per alcune donne è più intenso per altre meno. Rispetto ai metodi tradizionali l’aborto con la Ru486 non richiede né anestesia né l’intervento chirurgico e, se usata correttamente, funziona nel 95% dei casi. Qualora non funzioni si deve poi ricorrere al raschiamento tradizionale.

Sbaglia però chi pensa che sia una più scelta facile. L’aborto chirurgico, praticato legalmente in Italia da trent’anni, prevede un intervento con anestesia e ricovero. L’operazione prevede lo svuotamento dell’utero in anestesia locale o generale. Ma non bisogna dimenticare che possono esserci delle complicazioni (come il sanguinamento) sebbene il dolore immediato sia attutito dall’anestesia. Anche il coinvolgimento della donna fa la differenza. La paziente che sceglie l’aborto farmacologico è più autonoma nell’atto. È lei infatti che assume il farmaco. Nell’aborto chirurgico invece l’azione è delegata al medico e la sofferenza attutita dall’anestesia. “Gli effetti collaterali – si legge in un dossier dell’Aifa ‘Ru486: efficacia e sicurezza di un farmaco che non c’è – ci sono, ma sono minori rispetto all’aborto chirurgico: nausea (34-72%), vomito (12-41%) e diarrea (3-26%)”.

Attenzione però a non confonderla con ‘la pillola del giorno dopo’. Questa è un contraccettivo d’emergenza. Il mifepristone, il vero nome della Ru486, si differenzia dalla pillola del giorno dopo (Levonorgestrel), che è solo un contraccettivo ad alto dosaggio, sia per i tempi di assunzione, sia per il meccanismo di azione. ‘La pillola del giorno dopo’ impedisce che avvenga la gravidanza, la Ru486 la interrompe.

A. Sa.

ottobre 21, 2009

A proposito di omofobia

Una breve intervista di Pasolini ad Ungaretti. Ogni commento è superficiale, lasciamo alla sensibilità di ognuno trarne insegnamenti.