IL BAVAGLIO AVELLANO

Sulle mura del paese è apparso, in questi giorni, un manifesto funebre in morte di Gino Giugni, noto
giuslavorista, simbolo di assoluta coerenza e integrità.
Abbiamo apprezzato il senso anonimo dell’annuncio non accompagnato da alcun riferimento politico o partitico, appartenendo il defunto alla storia dell’Italia.
Chiunque l’abbia effettuato merita il nostro plauso e ringraziamento.
Si potrebbe obiettare: è questi l’ultimo dei Socialisti ? e nel Paese, in Avella, questa “ genia” , nel senso
di stirpe politica, è del tutto scomparsa? Oppure, resiste qualche elemento-forza residuale? Dove sono riconducili le loro azioni? Quali i riferimenti ideali, politici, culturali embricante la loro memoria ?
La morte di Gino Giugni ci riporta in primis al suo impegno nello studio, in particolar modo al Diritto del lavoro, allo Statuto dei lavoratori, alle aspettative di questi , i diritti e i doveri, le garanzie di dignità, rispetto e legalità; in secundis, alle scelte politiche come Presidente del P.S.I., deputato e Ministro del Lavoro, infine Senatore della Repubblica.
Più difficile elencare i meriti dei socialisti nostrani ancorati ad un passato sepolto dagli anni, non dalla attualità, dalla efficacia della denunzia, dalla drammatica realtà nella quale il paese è caduto con il colposo atteggiamento della ignavia avellana.
Le battaglie socialiste degli anni passati si legavano alla difesa del territorio:
 le colline del Castello medioevale sottratte alla speculazione affaristica e alla cementificazione
 la pianificazione urbanistica con l’edilizia popolare e cooperativistica
 la delocalizzazione di impianti industriali inquinanti per il recupero di nuovi spazi
 la questione sportiva, quindi i parcheggi.
Ma non si trascuravano altri campi interessanti i bisogni della collettività:
 la istituzione di una seconda farmacia
 la valorizzazione delle risorse paesaggistiche, archeologiche, dei costumi di vita.
Il tutto costituiva un corollario impegnativo per sviluppare nel paese un confronto dialettico con le altre forze politiche, di guisa che il sentire sociale divenisse fucina, laboratorio in continua evoluzione.
Infine i giovani con i loro problemi venivano considerati la vera risorsa del Paese.
Non mancarono negli anni fenomeni incresciosi di nepotismo e di becero familismo impastato di trasformismi inspiegabili e deleteri. Più di recente fastidiosi inquilini, morosi e rissosi, occuparono i vuoti della politica per reconditi scopi che il tempo ha provveduto a relegare nelle loro nicchie ricche di niente.
Oggi con l’assenza dei socialisti tutto tace. Il paese narcotizzato assiste alla sua lenta agonia, afflitto più di ieri dalla selvaggia cementificazione incontrollata, dall’occupazione abusiva di zone rosse, quindi costruzioni contro legge, dalla selvaggia aggressività del potere a tutti i costi nel palazzo e fuori, dalla ridicola occupazione di spazi istituzionali in nome di presunte garanzie ( minoranze ) utili al proprio rendiconto.
Dai problemi igienico-sanitari a quelli ambientali, sociali ed economici fino a quello dell’ordine pubblico, il paese vive la più triste delle condizioni: l’abbruttimento delle coscienze e delle prospettive. Riconducibili, anche, negli atteggiamenti di bullismo nelle strade e nelle piazze del paese, nell’ostentazione di paludi esistenziali segnate dal facile arricchimento inspiegabile e inquietante pur tuttavia circolante nelle istituzioni, nel commercio, nelle attività ludiche, financo in politica.
L’assenza di ogni stimolo per l’esercizio democratico del potere rilega le classi dirigenti in un pantano
maleodorante e fastidioso.
Nessuna prospettiva all’orizzonte se non il lamentoso chiacchiericcio domenicale di chi deve occupare
inutilmente il tempo prima del pranzo.
E’ questo il nostro declino ? nessuno raccoglie la sfida? E le forze della sinistra imbavagliate dalla loro
impotenza, politica, partitica, correntizia, stanno solo a guardare? Imbevute, ubriache di solo
delirante berlusconismo!

I socialisti di Avella

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