Archive for ottobre 11th, 2009

ottobre 11, 2009

IL BAVAGLIO AVELLANO

Sulle mura del paese è apparso, in questi giorni, un manifesto funebre in morte di Gino Giugni, noto
giuslavorista, simbolo di assoluta coerenza e integrità.
Abbiamo apprezzato il senso anonimo dell’annuncio non accompagnato da alcun riferimento politico o partitico, appartenendo il defunto alla storia dell’Italia.
Chiunque l’abbia effettuato merita il nostro plauso e ringraziamento.
Si potrebbe obiettare: è questi l’ultimo dei Socialisti ? e nel Paese, in Avella, questa “ genia” , nel senso
di stirpe politica, è del tutto scomparsa? Oppure, resiste qualche elemento-forza residuale? Dove sono riconducili le loro azioni? Quali i riferimenti ideali, politici, culturali embricante la loro memoria ?
La morte di Gino Giugni ci riporta in primis al suo impegno nello studio, in particolar modo al Diritto del lavoro, allo Statuto dei lavoratori, alle aspettative di questi , i diritti e i doveri, le garanzie di dignità, rispetto e legalità; in secundis, alle scelte politiche come Presidente del P.S.I., deputato e Ministro del Lavoro, infine Senatore della Repubblica.
Più difficile elencare i meriti dei socialisti nostrani ancorati ad un passato sepolto dagli anni, non dalla attualità, dalla efficacia della denunzia, dalla drammatica realtà nella quale il paese è caduto con il colposo atteggiamento della ignavia avellana.
Le battaglie socialiste degli anni passati si legavano alla difesa del territorio:
 le colline del Castello medioevale sottratte alla speculazione affaristica e alla cementificazione
 la pianificazione urbanistica con l’edilizia popolare e cooperativistica
 la delocalizzazione di impianti industriali inquinanti per il recupero di nuovi spazi
 la questione sportiva, quindi i parcheggi.
Ma non si trascuravano altri campi interessanti i bisogni della collettività:
 la istituzione di una seconda farmacia
 la valorizzazione delle risorse paesaggistiche, archeologiche, dei costumi di vita.
Il tutto costituiva un corollario impegnativo per sviluppare nel paese un confronto dialettico con le altre forze politiche, di guisa che il sentire sociale divenisse fucina, laboratorio in continua evoluzione.
Infine i giovani con i loro problemi venivano considerati la vera risorsa del Paese.
Non mancarono negli anni fenomeni incresciosi di nepotismo e di becero familismo impastato di trasformismi inspiegabili e deleteri. Più di recente fastidiosi inquilini, morosi e rissosi, occuparono i vuoti della politica per reconditi scopi che il tempo ha provveduto a relegare nelle loro nicchie ricche di niente.
Oggi con l’assenza dei socialisti tutto tace. Il paese narcotizzato assiste alla sua lenta agonia, afflitto più di ieri dalla selvaggia cementificazione incontrollata, dall’occupazione abusiva di zone rosse, quindi costruzioni contro legge, dalla selvaggia aggressività del potere a tutti i costi nel palazzo e fuori, dalla ridicola occupazione di spazi istituzionali in nome di presunte garanzie ( minoranze ) utili al proprio rendiconto.
Dai problemi igienico-sanitari a quelli ambientali, sociali ed economici fino a quello dell’ordine pubblico, il paese vive la più triste delle condizioni: l’abbruttimento delle coscienze e delle prospettive. Riconducibili, anche, negli atteggiamenti di bullismo nelle strade e nelle piazze del paese, nell’ostentazione di paludi esistenziali segnate dal facile arricchimento inspiegabile e inquietante pur tuttavia circolante nelle istituzioni, nel commercio, nelle attività ludiche, financo in politica.
L’assenza di ogni stimolo per l’esercizio democratico del potere rilega le classi dirigenti in un pantano
maleodorante e fastidioso.
Nessuna prospettiva all’orizzonte se non il lamentoso chiacchiericcio domenicale di chi deve occupare
inutilmente il tempo prima del pranzo.
E’ questo il nostro declino ? nessuno raccoglie la sfida? E le forze della sinistra imbavagliate dalla loro
impotenza, politica, partitica, correntizia, stanno solo a guardare? Imbevute, ubriache di solo
delirante berlusconismo!

I socialisti di Avella

ottobre 11, 2009

un’idea per i nostri legislatori regionali

La cittadina di Bundanoon ha deciso di vietare l’acqua in bottiglia. Dice di essere la prima al mondo a farlo.

Berranno l’acqua di fontane pubbliche, come la fontana pubblica di Monterotondo che eroga acqua microfiltrata liscia o gassata. Con la differenza che Monterodondo non ha vietato l’acqua in bottiglia: Bundanoon sì. Quando si ha a disposizione l‘acqua potabile e pluricontrollata di un acquedotto, l’acqua in bottiglia secondo me è davvero insensata. Eppure gli italiani sono fra i maggiori consumatori planetari di acqua in bottiglia. Quasi 192 litri annui a testa nel 2005 (i dati più recenti); erano 160 litri nel 2000.
Una cosa insensata perchè innanzitutto bisogna usare acqua, petrolio ed energia per produrre bottiglie di plastica usa e getta. Per fabbricare una bottiglietta di plastica ci vogliono quattro litri d’acqua.
E il petrolio? Avevo calcolato che nel 2004 la produzione delle bottiglie per l’acqua consumate dagli italiani ha richiesto circa 7 milioni di barili di petrolio. Potevano più utilmente essere impiegati altrove: ne converrete.
Poi l’acqua in bottiglia va trasportata: consumo di benzina, produzione di inquinamento. E infine le bottiglie vano smaltite con i rifiuti: non so se anche in Australia abbiano il problema degli inceneritori che, avidi come sono di plastica, di fatto minano qualsiasi serio tentativo di riciclaggio.
A Bundanoon, situata a circa 150 chilometri da Sidney, hanno imboccato un’altra strada. I 2500 abitanti, a schiacciante maggioranza, hanno deciso fare a meno dell’acqua in bottiglia. Lo Stato del Nuovo Galles del Sud ha seguito l’esempio, vietando l’acquisto di acqua in bottiglia per gli uffici governativi.