La sfida

La sinistra italiana, sin dalla sua nascita, non ha mai vissuto un momento peggiore di oggi. Per la prima volta, infatti, non siede tra gli scranni del parlamento italiano un rappresentante della “ sinistra ” degno di questo nome e di questa tradizione. Certo guardando l’Europa, non sembra che le cose vadano meglio. Il recente tracollo dell’SPD in Germania e la vittoria schiacciante del CDU della Merkel, hanno confermato la lenta agonia che sta vivendo la socialdemocrazia e gli altri partiti della sinistra in Europa. Sembrano lontani gli anni novanta in cui le forze socialdemocratiche governavano le più importanti democrazie del vecchio continente. Questa breve riflessione fa sorgere spontanea una domanda che, nella sua semplicità, tradisce un’emergenza a dir poco drammatica: perché in Europa sono in difficoltà i partiti di sinistra e di centrosinistra? Quale possono essere le strategie per uscire da questa crisi profonda? L’estrema litigiosità dei partiti della sinistra, l’Italia è un caso emblematico, non basta a giustificare le sconfitte elettorali di questi anni. Sin dal dopo guerra votare a sinistra significava pensare e agire in maniera progressista. Il pensiero progressista è stato il motore che ha modernizzato la nostra società contrapponendosi ad una destra conservatrice che, a fronte di bisogni sociali crescenti, si opponeva cercando di mantenere lo “ status quo “. Purtroppo oggi, quella spinta progressista della sinistra italiana ed europea, quella capacità di saper codificare le esigenze di trasformazione della società, di interpretare , per essere semplici, i bisogni sociali, si è affievolita e sta morendo lentamente. Questa agonia lascia intravedere un vuoto di proposte e di iniziative concrete capaci di contrastare una destra che diviene ogni giorno più populista nelle sue scelte e nel suo agire.  La sinistra, all’alba del nuovo millennio, si è trovata impreparata di fronte alle sfide della globalizzazione. Ancorata a schemi classici di contrapposizione tra le parti non ha saputo interpretare un mercato del lavoro che è mutato velocemente e le conseguenti trasformazioni sociali che hanno stravolto il campo di contesa tra la destra e la sinistra. A mio avviso la principale ragione dei travagli della sinistra europea è la mancata “ modernizzazione”  della propria azione. La risposta al nostro interrogativo iniziale ci riporta a questo dualismo tra conservatori e progressisti ed un’altra domanda si pone: chi sono i reali conservatori di questo nuovo millennio? Paradossalmente la sinistra si è ostinata a difendere conquiste importanti che oggi segnano il tempo se non “ rinventate “ alla luce di una società globale. E alla luce di questo quadro, purtroppo, le coalizioni di destra e centrodestra oggi presenti nella Ue si sono presentati come modernizzatori. Si pone per noi di sinistra è un’esigenza di riformare il nostro pensiero e la nostra azione per ritornare a dare risposte concrete alle emergenze che ci attanagliano e contrastare una destra che fa del populismo la sua arma migliore. Ma chi dovrà essere il motore di questo “ cambio di rotta” in Italia? Abbiamo tutti sperato che alla nascita del Partito Democratico corrispondesse la rinascita dell’azione progressista della sinistra Italiana. Purtroppo le scelte del PD hanno tradito questa speranza. I soggetti fondatori, DS e Margherita, hanno portato all’interno del PD i mali peggiori della sinistra italiana: le correnti per la lotta di potere e la litigiosità. Siamo stanchi di scelte calate dall’alto. La base di sinistra vuole altro dalle “ fusioni a freddo “ dei partiti. Dalla 1° festa nazionale di Sinistra e Libertà tenutasi a Napoli è giunto un segnale positivo in questo senso a mio avviso. Questo nuovo soggetto,  se riuscirà a superare la tentazione del mero cartello elettorale e l’individualismo dei partiti che ne fanno parte, potrà divenire motore della modernizzazione del pensiero riformista della sinistra. La direttrice di questa “ modernizzazione “ deve essere sociale ed economica.  Leggevo tempo fa che in Europa i paesi nordici sono stati i primi ad avviare riforme strutturali nelle loro società: welfare, mercato del lavoro, sistema pensionistico, a potenziare la ricerca e l’istruzione, riuscendo a combinare la prosperità con un sistema di protezione sociale efficace alle nuove sfide della globalizzazione ed infatti oggi, non a caso, occupano tutti i posti più alti nelle graduatorie internazionali sulla efficacia economica ma al tempo stesso sono le società più ugualitarie. Certo le sfide sono tante e non sarà  facile trovare una soluzione ad ognuna di esse, ma urge l’obbligo di riaprire il dibattito sui grandi temi sociali della nostra società: lavoro, welfare, istruzione e ricerca, energia rinnovabile e così via. Per concludere questo mio intervento, ritengo che la prima grande sfida che SeL dovrà lanciare alla destra in Italia, deve riguardare l’immigrazione. La sinistra è stata spiazzata dalla sempre maggiore importanza tra i temi elettorali della questione dell’ immigrazione e dalla conseguente ascesa del populismo di destra. Il tema dell’immigrazione non può essere scisso da politiche riguardanti un’ idea progressista di identità nazionale che ricomprenda politiche d’integrazione che non mettano in dubbio il senso di sicurezza dei singoli cittadini. Una società multietnica è un obbiettivo possibile se riusciremo a riconciliare le differenze culturali all’interno di una struttura di diritto condivisa da tutti. La sfida è aperta sta a noi saper raccogliere quest’opportunità.

Gianluca Capra

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