Archive for ottobre 6th, 2009

ottobre 6, 2009

La sfida

La sinistra italiana, sin dalla sua nascita, non ha mai vissuto un momento peggiore di oggi. Per la prima volta, infatti, non siede tra gli scranni del parlamento italiano un rappresentante della “ sinistra ” degno di questo nome e di questa tradizione. Certo guardando l’Europa, non sembra che le cose vadano meglio. Il recente tracollo dell’SPD in Germania e la vittoria schiacciante del CDU della Merkel, hanno confermato la lenta agonia che sta vivendo la socialdemocrazia e gli altri partiti della sinistra in Europa. Sembrano lontani gli anni novanta in cui le forze socialdemocratiche governavano le più importanti democrazie del vecchio continente. Questa breve riflessione fa sorgere spontanea una domanda che, nella sua semplicità, tradisce un’emergenza a dir poco drammatica: perché in Europa sono in difficoltà i partiti di sinistra e di centrosinistra? Quale possono essere le strategie per uscire da questa crisi profonda? L’estrema litigiosità dei partiti della sinistra, l’Italia è un caso emblematico, non basta a giustificare le sconfitte elettorali di questi anni. Sin dal dopo guerra votare a sinistra significava pensare e agire in maniera progressista. Il pensiero progressista è stato il motore che ha modernizzato la nostra società contrapponendosi ad una destra conservatrice che, a fronte di bisogni sociali crescenti, si opponeva cercando di mantenere lo “ status quo “. Purtroppo oggi, quella spinta progressista della sinistra italiana ed europea, quella capacità di saper codificare le esigenze di trasformazione della società, di interpretare , per essere semplici, i bisogni sociali, si è affievolita e sta morendo lentamente. Questa agonia lascia intravedere un vuoto di proposte e di iniziative concrete capaci di contrastare una destra che diviene ogni giorno più populista nelle sue scelte e nel suo agire.  La sinistra, all’alba del nuovo millennio, si è trovata impreparata di fronte alle sfide della globalizzazione. Ancorata a schemi classici di contrapposizione tra le parti non ha saputo interpretare un mercato del lavoro che è mutato velocemente e le conseguenti trasformazioni sociali che hanno stravolto il campo di contesa tra la destra e la sinistra. A mio avviso la principale ragione dei travagli della sinistra europea è la mancata “ modernizzazione”  della propria azione. La risposta al nostro interrogativo iniziale ci riporta a questo dualismo tra conservatori e progressisti ed un’altra domanda si pone: chi sono i reali conservatori di questo nuovo millennio? Paradossalmente la sinistra si è ostinata a difendere conquiste importanti che oggi segnano il tempo se non “ rinventate “ alla luce di una società globale. E alla luce di questo quadro, purtroppo, le coalizioni di destra e centrodestra oggi presenti nella Ue si sono presentati come modernizzatori. Si pone per noi di sinistra è un’esigenza di riformare il nostro pensiero e la nostra azione per ritornare a dare risposte concrete alle emergenze che ci attanagliano e contrastare una destra che fa del populismo la sua arma migliore. Ma chi dovrà essere il motore di questo “ cambio di rotta” in Italia? Abbiamo tutti sperato che alla nascita del Partito Democratico corrispondesse la rinascita dell’azione progressista della sinistra Italiana. Purtroppo le scelte del PD hanno tradito questa speranza. I soggetti fondatori, DS e Margherita, hanno portato all’interno del PD i mali peggiori della sinistra italiana: le correnti per la lotta di potere e la litigiosità. Siamo stanchi di scelte calate dall’alto. La base di sinistra vuole altro dalle “ fusioni a freddo “ dei partiti. Dalla 1° festa nazionale di Sinistra e Libertà tenutasi a Napoli è giunto un segnale positivo in questo senso a mio avviso. Questo nuovo soggetto,  se riuscirà a superare la tentazione del mero cartello elettorale e l’individualismo dei partiti che ne fanno parte, potrà divenire motore della modernizzazione del pensiero riformista della sinistra. La direttrice di questa “ modernizzazione “ deve essere sociale ed economica.  Leggevo tempo fa che in Europa i paesi nordici sono stati i primi ad avviare riforme strutturali nelle loro società: welfare, mercato del lavoro, sistema pensionistico, a potenziare la ricerca e l’istruzione, riuscendo a combinare la prosperità con un sistema di protezione sociale efficace alle nuove sfide della globalizzazione ed infatti oggi, non a caso, occupano tutti i posti più alti nelle graduatorie internazionali sulla efficacia economica ma al tempo stesso sono le società più ugualitarie. Certo le sfide sono tante e non sarà  facile trovare una soluzione ad ognuna di esse, ma urge l’obbligo di riaprire il dibattito sui grandi temi sociali della nostra società: lavoro, welfare, istruzione e ricerca, energia rinnovabile e così via. Per concludere questo mio intervento, ritengo che la prima grande sfida che SeL dovrà lanciare alla destra in Italia, deve riguardare l’immigrazione. La sinistra è stata spiazzata dalla sempre maggiore importanza tra i temi elettorali della questione dell’ immigrazione e dalla conseguente ascesa del populismo di destra. Il tema dell’immigrazione non può essere scisso da politiche riguardanti un’ idea progressista di identità nazionale che ricomprenda politiche d’integrazione che non mettano in dubbio il senso di sicurezza dei singoli cittadini. Una società multietnica è un obbiettivo possibile se riusciremo a riconciliare le differenze culturali all’interno di una struttura di diritto condivisa da tutti. La sfida è aperta sta a noi saper raccogliere quest’opportunità.

Gianluca Capra

ottobre 6, 2009

Bobo non ci sta

Il compagno Di Lello in un suo accorato intervento sul sito del Partito Socialista si addolora perché il 10 ottobre Bobo Craxi darà vita alla venticinquesima replica del Partito Socialista dal 1994.

L’annuncio viene dopo la lettera con cui Bobo ha rassegnato le dimissioni dal Consiglio Nazionale del Partito, sostanzialmente perché non ha condiviso l’idea intrapresa dal partito di praticare l’ipotesi di costruire “Sinistra e Libertà.”

Consiglierei a di Lello di preoccuparsi più seriamente del partito e della costruzione di Sinistra e Libertà, infatti come ha detto Niki Vendola “”E’ una scelta da cui non si torna indietro. Abbiamo abbandonato le vecchie case, che erano diventate anguste, per aprirci alla società’

 Questo è quello che la base vuole. Questo è quello di cui hanno bisogno i precari, i disoccupati, gli studenti, gli immigrati.

Di Bobo Craxi, già assessore alla cultura delle Isole Egadi nel Nuovo partito Socialista ed alleato di ferro di Forza Italia, ricordo che venne ad Avellino alcuni anni fa a parlar bene di Silvio Berlusconi. Illuminato sulla via di Damasco si è poi trasformato  in vero socialista e si è accomodato alla corte di d’Alema come sottosegretario agli esteri.  La sorella Stefania, intanto andava con leggiadria da destra e sinistra. Infine assistiamo all’ultima trasformazione di Bobo degna di un Houdinì. Sinceramente posso dire che Bobo Craxi può stare dove vuole in uno sgabuzzino o  in un cesso, perché non ne sentiremo la mancanza, né ci mancheranno le sue argute analisi politiche. Come giustamente dice Di Lello “Bettino Craxi ha speso una vita politica per costruire in Italia una casa comune per i socialisti e la sinistra: rinchiudere il socialismo italiano negli angusti spazi di uno sgabuzzino è offensivo per quella storia e per tutti noi.” stemma del partito socialista

ottobre 6, 2009

No al Nucleare

 

Le regioni stanno dicendo no al nucleare. Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Basilicata hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale per bloccare la legge 99/2009.

Oltre a queste, Sardegna e Veneto hanno detto no al nucleare con ordini del giorno o dichiarazioni del presidente.

L’art 25 della legeg stabilisce che “Il Governo viene delegato ad adottare entro il 15 febbraio 2009 uno o più Dlgs relativi a:
a) disciplina della localizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica nucleare e dei sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi (nonché degli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irradiato e dei rifiuti nucleari e dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e dei rifiuti nucleari);
b) definizione delle misure compensative da corrispondere alle popolazioni interessate;
c) procedure autorizzative e requisiti soggettivi per la costruzione, l’esercizio e la disattivazione degli impianti (considerate attività di preminente interesse statale).

Si tratta sostanzialmente di una sottrazione arbitraria delle competenze delle Regioni.  . Greenpeace, Legambiente e WWF, con una lettera dell’11 settembre scorso inviata ai Governatori e a tutti gli assessori competenti, hanno chiesto l’impugnazione di fronte alla Corte Costituzionale della norma contenuta nella legge 99/2009. “

Nell’87 l’Italia ha detto no al nucleare e le ragioni di allora sono ancora attuali, sia per lo smaltimento delle scorie che per la quantità di uranio. Infatti. Non ci sono esempi accettabili per la gestione di lungo periodo delle scorie, i reattori a sicurezza intrinseca sono ancora allo studio, non esiste una filiera che non sia utilizzabile anche a fini militari, le riserve di uranio sono molto limitate. E, non meno importante, l’energia nucleare è molto più costosa di quanto si dice e rappresenta.
In Italia  ci sono 235 tonnellate di combustibile nucleare ’irraggiatò, usato prima del referendum dell”87 nella centrale di Caorso. Invece di pensare a produrne nuove, bisogna pensare anzitutto alla sistemazione delle scorie,che  producono  emissioni inquinanti e rischi nei trasporti in andata e ritorno.

Sosteniamo quindi la giusta lotta delle associazioni ambientaliste e diffondiamo nei compagni una coscienza antinucleare.