Il Grande Fratello guiderà il PDL.

Non sarà Silvio Berlusconi a guidare il nuovo PDL, ma un giovane sotto i 40 anni, capace di utilizzare le moderne tecnologie e di dimostrarsi un ottimo comunicatore. Lo annuncia è il quotidiano Libero. Gran parte dell’attuale classe dirigente verrà messa da parte. Si dovranno trovare “cento volti nuovi a cui affidare il partito”.
“Il Cavaliere – spiega il quotidiano – darà mandato a un’agenzia di marketing. La macchina si è già messa in moto e Berlusconi avrebbe trovato la quadratura del cerchio. Ci saranno delle selezioni in stile Grande Fratello che porteranno a una direzione che unisca veterani del partito ma anche giovani talenti, i volti nuovi, quella ventata di freschezza di cui il Pdl ha bisogno. Un popolo di giovani che comunicano via twitter, che fanno campagna elettorale via Facebook: a loro il compito di svecchiare il partito, di modernizzare il linguaggio, di rappresentare la nuova classe dirigente del centro destra. Requisiti richiesti? Tutti rigorosamente under 40, supertecnologici, la gavetta nei movimenti giovanili di Forza Italia o Alleanza Nazionale”.
Nel PDL se la suonano e se la cantano.
Ma dopo pochi secondi il pentimento – ommamma!, ho scritto che il Pdl fa acqua da tutte le parti! – ed ecco che il tweet sparisce come per magia. Ricordiamo che la Gelmini, pubblicamente, aveva detto che “non c’è nessun Pdl nel caos“, e che per ripartire non servirà “nessuno stravolgimento“.
Update: la cosa finisce sul Corriere della Sera.
Rubano e accusano chi non è complice di antipolitica.
Il cavaliere Renzo Bossi.
“Il Gran Sigillo Vicariale è la più alta onorificenza concessa dal Comune di Monteforte d’Alpone (Verona) a personalità che nel corso della loro vita abbiano dimostrato di possedere “indubbie doti di competenza e capacità” e si siano quindi distinti nei diversi ambiti di attività: sociale, politico, culturale, religioso”.
L’unico vincitore è Beppe Grillo.
Crolla l’affluenza alle urne (un calo di oltre 14 punti rispetto al voto del 6-7 maggio) perché gli elettori – e non solo loro – non ne possono più; crolla la Lega bluff e malata, sconfitta in sette sfide su sette; trionfa Grillo che con Pizzarotti e il suo 5 Stelle espugna Parma; le fasce tricolori andranno a Leoluca Orlando (Idv) a Palermo e a Marco Doria (Sel) a Genova con Pier Luigi Bersani che grida alla vittoria e non si sa perché.
Forse il segretario del Pd gode per la debacle del Pdl, partito-gruviera, che ha perso il governo di alcune importanti città da sempre governate dal centrodestra, come ad esempio Como e Lucca.
Sul campo pieno di macerie, l’unico vero vincitore è Beppe Grillo. Con questi chiari di luna, il risultato di oggi può essere l’antipasto rispetto a quello che si dovrà ingurgitare alle prossime politiche.
Senza una svolta immediata di questi partiti (ma chi ci crede?) il risultato è già scritto. Uomo avvisato, mezzo salvato. E nei partiti veri, una volta, “questi” sarebbero già tutti a casa. Cacciati.
Ecco il sondaggio bomba che fa tremare la Casta.
Sono scivolati via come fossero un fatto normale ma i numeri presentati dal sondaggista di Ballarò, Pagnoncelli, hanno del clamoroso e richiederebbero più di una riflessione. E non solo perché il Movimento Cinque Stelle, con il 16,5%, sarebbe la terza forza politica italiana ma anche perché sembrerebbe ad un passo dal raggiungere il Pdl, cioè il partito che ha fatto il bello e il cattivo tempo negli ultimi vent’anni.
Ma non solo: stando ai dati forniti da Pagnoncelli, i partiti che si collocano alla sinistra del Pd (Idv, Sel, Federazione della Sinistra e Verdi) e comunque critici nei confronti dell’azione di governo raggiungono tutti assieme quasi il 20%.
E dunque, archiviata la foto di Vasto e permanendo la rottura Pdl-Lega, se questo scenario si materializzasse nelle urne avremmo almeno quattro grandi poli (Pd, Pdl, Movimento Cinque Stelle e sinistra) più qualche robusto cespuglio (la Lega) che operano in concorrenza o in conflitto tra loro.
La fine del bipolarismo – e allo stesso tempo di molte rendite di posizione- che fa tremare i palazzi romani.
Ma Bertone perchè non si fa i cazzi suoi?
Il cardinale Tarcisio Bertone
Via Marsala 42 a Roma. Parrocchia salesiana del Sacro Cuore di Gesù. Una delle basiliche minori più vistose di Roma. Dalla vicina stazione Termini entrano alla spicciolata una quarantina di persone. Sono i partecipanti ad un incontro “riservato” sul dopo Berlusconi promosso dal Vaticano per capire cosa fare. Un vertice “segretissimo” cui prendono parte rappresentanti dell’associazionismo ma anche politici cattolici di maggioranza e opposizione: come Pisanu (Pdl) e Fioroni (Pd). Un summit voluto, però, dalla Segreteria di Stato.
La riunione si è tenuta nei locali affidati alla Società Salesiana di San Giovanni Bosco la scorsa settimana su iniziativa del Segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, mons. Mario Toso, salesiano. Come salesiano è il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, assente ma ben informato sull’organizzazione dell’incontro. Presenti molte associazioni del laicato cattolico, come le Acli, il Movimento Cristiano Lavoratori, la Cisl, il mondo delle Cooperative, il Movimento dei Focolari, Rinnovamento dello Spirito, gli Scouts dell’Agesci, la Compagnia delle Opere, rappresentanti del Forum del Terzo Settore (che più volte ha manifestato davanti a Montecitorio contro la finanziaria denunciando lo smantellamento dello “stato sociale” in Italia). Rappresentanti di quel laicato cattolico già critico sul governo Berlusconi come emerso nel documento finale delle Settimane Sociali della Cei dell’ottobre scorso a Reggio Calabria.
Sondaggio SWG: Crollo del PDL, sotto il 20%. M5S all’11,5%








