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maggio 22, 2012

Rubano e accusano chi non è complice di antipolitica.

 

Ora i partiti chiedono di “patteggiare” una riduzione dei rimborsi elettorali, ma non si fa cenno alcuno che restituiscano il maltolto o si proceda a confische. BERSANI: “SIAMO DISPONIBILI PORRE DELLE REGOLE, MA LA DEMOCRAZIA DEVE ESSER FINANZIATA”. CERTO LA DEMOCRAZIA SI’,MA LADRI E TIRANNI NO! BERSANI CONOSCE LA DIFFERENZA?
segue DI PIETRO: “CHE L’ULTIMO FINANZIAMENTO DI LUGLIO VENGA DEVOLUTO” DEVOLUTO? E CI MANCHEREBBE CHE SI PROTRAESSE ANCORA IL FURTO MENTRE LA GENTE S’AMMAZZA ED E’ ALLA FAME E STRASBURGO HA GIA’ CONDANNATO PER CORRUZIONE IL SISTEMA ITALIANO PER “RIMBORSI SPARTITOCRATICI” , forse che se scopri una truffa accetti che i truffatori “devolvano” il bottino che non hanno ancor finito di sottrarre?
SINTESI: SE RUBI UNA MELA X FAME VAI IN GALERA…SE DERUBI UN INTERO STATO STAI IN PARLAMENTO !!!
maggio 21, 2012

L’unico vincitore è Beppe Grillo.

Crolla l’affluenza alle urne (un calo di oltre 14 punti rispetto al voto del 6-7 maggio) perché gli elettori – e non solo loro – non ne possono più; crolla la Lega bluff e malata, sconfitta in sette sfide su sette; trionfa Grillo che con Pizzarotti e il suo 5 Stelle espugna Parma; le fasce tricolori andranno a Leoluca Orlando (Idv) a Palermo e a Marco Doria (Sel) a Genova con Pier Luigi Bersani che grida alla vittoria e non si sa perché.

Forse il segretario del Pd gode per la debacle del Pdl, partito-gruviera, che ha perso il governo di alcune importanti città da sempre governate dal centrodestra, come ad esempio Como e Lucca.

Sul campo pieno di macerie, l’unico vero vincitore è Beppe Grillo. Con questi chiari di luna, il risultato di oggi può essere l’antipasto rispetto a quello che si dovrà ingurgitare alle prossime politiche.

Senza una svolta immediata di questi partiti (ma chi ci crede?) il risultato è già scritto. Uomo avvisato, mezzo salvato. E nei partiti veri, una volta, “questi” sarebbero già tutti a casa. Cacciati.

maggio 21, 2012

A Parma vince la legalità e l’ambientalismo.

Federico Pizzarotti con la sua battaglia contro l'inceneritore di Parma diventa sindaco

Vince l’ambientalismo a Parma e da La7 alla RAI stentano a capire la vittoria dell’immacolato candidato Federico Pizzarotti da oggi neo sindaco di Parma. Le percentuali del ballottaggio che designano Pizzarotti neo sindaco di Parma parlano chiaro: 60% contro il 40% di Vincenzo Bernazzoli sostenuto da Pd, Idv, Parma Che Cambia, Altra Politica, Lista Civica Pensionati e Consumatori e Parma Progressista e che aveva apertamente dichiarato che l’inceneritore già costruito a Parma, nel triangolo del polo agroalimentare di qualità fatto di prosciutti e formaggi avrebbe aperto i battenti e bruciato i rifiuti.

I parmigiani hanno sempre mal digerito questa imposizione squisitamente politica e dunque hanno deciso di affidare le sorti della loro città al giovane e immacolato politicamente Federico Pizzarotti. E ecco che nel Movimento 5 stelle hanno trovato la loro rappresentazione i cui simboli rappresentano: acqua pubblica, ambiente pulito, mobilità sostenibile, wi-fii per tutti e sviluppo sostenibile (dopo il salto il video con la spiegazione).

Continua a leggere: Addio inceneritore di Parma: è sindaco Pizzarotti Movimento 5 stelle

maggio 15, 2012

Niente primarie.

maggio 11, 2012

Grillo è l’antipolitica?

maggio 11, 2012

C’è chi dice sì!

pier-luigi-bersani_e_la_castaPier Luigi Bersani ha parlato chiaro subito dopo le elezioni: “I nostri elettori hanno compreso la scelta di sostenere il governo Monti”. Eppure alcune scelte rimangono incomprensibili. Non c’è alibi che tenga. Monti o non Monti. Come quella di votare contro l’emendamento presentato il 2 maggio dai senatori Idv Belisario, Pardi, Lannutti e Bugnano che ha reso possibile un taglio alle stellari pensioni dei funzionari di Stato (a votare a favore, addirittura, anche la maggior parte dei senatori del Pdl): ben 69 senatori targati Pd (su 94 totali) hanno deciso di votare contro. Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato, ha subito precisato: “Ce l’aveva chiesto il Governo”. Come se fosse una giustificazione più che valida. Ma il Governo non ci sta a tagliare lì dove si potrebbe tagliare. Ci mancherebbe. E infatti, in discussione alla Camera, ha proposto di reinserire la norma cancellata. Secca risposta del partito che ha presentato l’emendamento: “L’IdV non consentirà che alla Camera si riproponga una norma iniqua e vergognosa in un momento così drammatico per la nostra economia”, ha detto Antonio Di Pietro. Smascherando (politicamente) l’esecutivo.

maggio 6, 2012

Il PD e la vittoria di Hollande.

aprile 28, 2012

Calearo non si dimette e chi se ne frega.

Massimo Calearo, ex Pd, poi rutelliano, poi berlusconiano, ora onorevole scilipotiano. L’aveva sparata grossa. Aveva promesso di dimettersi. Ora si rimangia tutto. Se avete stomaco, ecco com’è andata.
30 marzo 2012, Calearo:

“Dall’inizio dell’anno alla Camera dei Deputati ci sono andato solo tre volte … è usurante. Anzi, credo che da questo momento fino alla fine della legislatura non ci andrò più … Con lo stipendio da parlamentare pago il mutuo della casa che ho comprato … sono 12mila euro al mese di mutuo, è una casa molto grande”.

1° aprile 2012, esplodono le contestazioni:

“Lo sa che le dico? Basta, mi dimetto. Così la finiamo con le polemiche. Aspetto solo che questi sciocchini del Pd la smettano di spararmi addosso, poi scrivo la lettera a Fini”.

“Dimissioni? Ci rifletterò in questi giorni … chiederò consiglio a chi mi è vicino. La settimana prossima o questa vado dal mio capogruppo e me ne torno a casa a fare l’imprenditore. Ho già parlato con Moffa per vedere cosa fare. Dal mese prossimo pagherò il mutuo con lo stipendio da imprenditore”.

23 aprile 2012, il capogruppo Moffa:

“Calearo è una persona molto seria e sa da solo come comportarsi. Ci siamo sentiti per telefono e gli ho solo detto di riflettere, invitandolo a continuare a svolgere la sua funzione di parlamentare … con la sua defezione il gruppo di Popolo e Territorio sarebbe sceso a quota 22 deputati, a rischio scioglimento”.

26 aprile 2012, il capogruppo Moffa a Calearo:

“Ma che cavolo ti dimetti? E’ sufficiente chiedere scusa, lascia passare la bufera, nessuno chiede la tua testa, riflettici” … “Calearo ha un profondo senso dello Stato”.

 27 aprile 2012, Calearo:

“Ho riflettuto, col cavolo che mi dimetto” … “Rimarrò in Parlamento fino al 2013. Il problema in Italia è l’invidia. Io resto, se na vadano gli indagati”.

aprile 10, 2012

I partiti preparano l’ennesimo bluff sul finanziamento pubblico.

Prima Penati, poi Lusi e la Margherita, poi lo tsunami sulla Lega Nord, con la famiglia di Bossi, Rosi Mauro, il tesoriere Belsito coinvolti in ogni genere di brogli e sospettati persino di riciclare i soldi della ndrangheta…
I partiti temono un terremoto come nel 1993, temono il discredito popolare ormai gigantesco, ma non vogliono rinunciare all’albero della cuccagna. E così, come nel 1993 il referendum che aboliva il finanziamento pubblico dei partiti fu aggirato da tutta una serie di “paracadute” (a cominciare dai rimborsi elettorali abnormi), anche stavolta si preparano a un gioco gattopardesco: cambiare tutto perchè nulla cambi!
Bersani, Alfano e Casini hanno annunciato in pompa magna un incontro del triumvirato che in questo momento siede ai piedi di Monti. Affermano che mercoledì daranno una “potente accelerata” alle proposte di legge per rendere “più equo il finanziamento pubblico dei partiti”. Sui binari morti del parlamento ne sono depositate un sacco di queste proposte di legge, almeno 19 alla Camera e 20 al Senato.
Ma se andate a leggerle si capisce subito l’inganno: si parla di trasparenza, di rendere pubblici su internet tutti i finanziatori privati con più di cinquemila euro ai partiti, di maggiore rendicontazione di spese e bilanci… ma nemmeno un euro, in queste proposte di legge, è sottratto ai finanziamenti attuali!!

Eppure solo col rimborso elettorale, per ogni euro speso in campagna elettorale i partiti ne incassano praticamente sei…
Il trucco è questo: secondo i segretari dei maggiori partiti il finanziamento pubblico è già destinato a scendere nei prossimi anni e non c’è bisogno di tagliarlo. Ma è un bluff! Infatti nella cifra attuale è previsto ancora il finanziamento per i partiti zombie che non sono più in parlamento o che non esistono più come i ds e la margherita…
Per non parlare delle proposte di legge in cui a fronte della riduzione di qualche spicciolo si propone però di aumentare le detrazioni per chi dona soldi ai partiti dal 19 al 70%…
Se poi pensiamo a come li spendono questi soldi, in feste, mazzette e cocaina, in tempi di crisi la rabbia cresce ancora di più.
Spider Truman pensa che i partiti sono importanti per la democrazia, ma ancor di più l’onestà. E quindi se i partiti vogliono reagire al discredito popolare facciano pulizia per davvero.
Mai più Lusi, mai più Penati, mai più Trota…!!
marzo 30, 2012

GRANDE FIGLIO DI PUTTANA.

 

Entrato in Parlamento con il Pd, in soli tre anni Massimo Calearo è stato veltroniano, poi rutelliano, poi berlusconiano, infine scilipotiano. Dal centrosinistra, passando per l’Api, è riuscito a diventare segretario personale di Berlusconi. Ora “milita” in Popolo e Territorio. Alla Zanzara di Radio 24 ha dichiarato convintamente quanto segue:

“Dall’inizio dell’anno alla Camera dei Deputati ci sono andato solo tre volte … rimango a casa a fare l’imprenditore, invece che andare a premere un pulsante. Non serve a niente. Anzi, credo che da questo momento fino alla fine della legislatura non ci andrò più … Perché non mi dimetto? Perché altrimenti al mio posto entrerebbe un deputato filocastrista del Pd … Con lo stipendio da parlamentare pago il mutuo della casa che ho comprato … sono 12mila euro al mese di mutuo”.

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