gennaio 21, 2012
La maggior parte delle ricerche sullo sviluppo del glioblastoma, un tumore al cervello con prognosi infausta, si e’ finora concentrata sulla trascrizione genetica, ma ora gli scienziati suggeriscono che anche la fase della regolazione post-trascrizionale potrebbe essere altrettanto importante, se non addirittura piu’ decisiva.
In un articolo pubblicato sulla rivista Molecular Cancer Research, organo dell’American Association for Cancer Research, un gruppo di scienziati guidati da Luiz O. F. Penalva, docente presso il Dipartimento di biologia cellulare e strutturale dell’Health Science Center di San Antonio – Universita’ del Texas, ha illustrato come la connessione tra due proteine di RNA (Musashi1 e Hur) possono avere importanti conseguenze per il glioblastoma. “Si tratta di una scoperta assolutamente nuova rispetto a quello che finora potevamo soltanto immaginare a proposito di quel che sapevamo del glioblastoma”, ha detto Penalva. “La maggior parte di cio’ che sappiamo dalle ricerche sinora condotte su questa patologia, infatti, si limita alla trascrizione genica. Ma ora abbiamo dimostrato che ci sono anche altri processi regolativi che prescindono dalla trascrizione e che, ciononostante, contribuiscono alla formazione del tumore”. Le proteine di RNA costituiscono la chiave di tutti i processi cellulari, dallo splicing alla traduzione. Le modifiche che interessano sia la loro funzione sia la loro espressione, possono avere conseguenze drammatiche per la produzione di proteine e condurre a stati patologici, tra cui il cancro.
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ottobre 21, 2011
Si tratta della prima dimostrazione in assoluto del fatto che la
longevità può essere ereditata per diverse generazioni, fino a tre, in modo non genetico
Lavorando sul nematode Caenorhabditis elegans, un gruppo di ricercatori della Stanford School of Medicine ha scoperto che se si blocca l’espressione di una qualsiasi di tre proteine chiave aumenta non solo la durata della vita dell’animale direttamente interessato, ma anche dei suoi discendenti, anche se in essi l’alterazione originale non è più presente. Si tratta della prima dimostrazione in assoluto del fatto che la longevitàpuò essere ereditata per diverse generazioni in modo non genetico. Lo studio che è giunto a questa conclusione – che è descritto in un articolo pubblicato sulla rivista Nature - si è basato su un lavoro precedente condotto dallo stesso gruppo di ricerca che aveva mostrato come alcune mutazioni epigenetiche possano aumentare, almeno nel nematode C. elegans, la durata della vita di ben il 30 per cento.
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agosto 27, 2011
Ci sarebbe una mutazione genetica dietro una disabilita’ intellettiva ereditaria, che colpisce il “complesso mediatore”, una molecola gigante che riveste un ruolo cruciale nella regolazione della trascrizione del Dna.

La mutazione individuata, a carico del gene MED23, ha portato percio’ alla luce una catena di eventi che cominciano con una relativamente lieve disfunzione di un singolo gene e si conclude in un deficit cognitivo. La mutazione coinvolta, rivelata dagli studiosi del francese CNRS di Strasburgo, e’ chiamata dagli esperti “missense mutation”, e si verifica quando un singolo nucleotide comincia a produrre un aminoacido diverso dal solito, influenzando in questo modo l’attivita’ del complesso mediatore, senza pero’ inibirla del tutto. Una “missense mutation” e’ stata dunque individuata da Satoru Hashinoto e colleghi proprio nel gene MED23, che codifica alcune delle sotto-unita’ del complesso mediatore, che sono legate a una disabilita’ intellettiva ereditaria che si e’ presentata in una grande famiglia algerina analizzata dagli studiosi.
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luglio 5, 2011
I farmaci per la stimolazione ovarica, utilizzati nelle donne in eta’ avanzata che si sottopongono alla fertilizzazione in vitro, possono aumentare il rischio di avere un bimbo con la sindrome di Down.
Lo rivela un nuovo studio. I medici gia’ sapevano che il rischio di avere un bambino con problemi genetici aumenta con l’avanzare dell’eta’ della gestante, soprattutto dopo i 35 anni d’eta’. Ora un gruppo di ricercatori britannici, che ha esaminato 34 coppie, ha osservato che i farmaci per la stimolazione possono danneggiare il materiale genetico degli ovuli.
I ricercatori britannici, che hanno presentato il loro lavoro al congresso annuale della Societa’ Europea di Embriologia e Riproduzione Umana, non sono ancora in grado di quantificare l’ampiezza del rischio, ma sostengono che, oltre alla sindrome di Down, tali farmaci potrebbero favorire anche altre malattie genetiche.
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maggio 18, 2011
Nuova luce sulla genetica di obesità e diabete. Ricercatori del King’s College di Londra e dell’Università di Oxford (Gb) hanno scoperto che un gene legato al diabete di tipo 2 e ai livelli di colesterolo è, in effetti, un super-gene.
Un maxi-interruttore che controlla il comportamento di altri geni legati al grasso corporeo. Dal momento che i grassi giocano un ruolo chiave nella vulternabilità alle malattie metaboliche come obesità, cardiopatie e diabete, questa ricerca mette in luce un nuovo possibile bersaglio per futuri trattamenti mirati a contrastare queste patologie.
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aprile 21, 2011
La metodica consente ai medici di somministrare la terapia più adatta al profilo genetico del paziente
I tassi di sopravvivenza ai tumori potrebbero migliorare presto grazie al sequenziamento dell’intero genoma: questa la conclusione di due studi (1, 2) apparsi sull’ultimo numero del Journal of the American Medical Association che descrivono le prime applicazioni cliniche di questa metodica ad alta tecnologia su pazienti con cancro.
Il sequenziamento sull’intero genoma è un processo che consente una mappatura del DNA di un individuo e di evidenziare la presenza di eventuali mutazioni. Ciò ha consentito alle terapie oncologiche di evolvere da una terapia standard per tutti i pazienti con un dato tipo di tumore a un trattamento leggermente personalizzato.
“In pazienti con tumore della mammella, del colon-retto e dello stomaco disponiamo ora di approcci specifici per i tumori che mostrano alcune anomalie genetiche”, ha spiegato Boris Pasche, direttore del Birmingham Comprehensive Cancer Center dell’Università dell’Alabama, che ha guidato lo studio insieme con Devin Absher, dell’HudsonAlpha Institute for Biotechnology.
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febbraio 23, 2011
Il genoma del nematode parassita che provoca la trichinosi Trichinella spiralis, è stato sequenziato da un gruppo di ricercatori della Washington University School of Medicine a St. Louis, che ne dà conto in un articolo pubblicato su Nature Genetics.
Attualmente la trichinosi – che si può contrarre mangiando carne di maiale e selvaggina – si riscontra per lo più in Asia e in alcune aree dell’Europa dell’Est, ma si stima che al mondo siano circa 11 milioni le persone da esso infettate. Il trattamento è efficace solo se avviene in uno stadio precoce della malattia: “Quando si viene infettati, ci vogliono due settimane perché le larve si spostino dall’intestino ai muscoli dove vivono. Una volta che il muscolo è invaso, i farmaci sono poco efficaci. E anche se la malattia raramente ha esiti mortali, i pazienti soffrono spesso per mesi o per anni di dolori muscolari e fatica cronici”; spiega Makedonka Mitreva, prima firmataria dell’articolo.
Fra i nematodi, T. spiralis si è separata dal ramo filogenetico che ha portato a C. elegans, uno dei principali modelli animali della ricerca biologica, circa 600-700 milioni di anni fa. Finora è stato sequenziato il genoma di una decina di nematodi, la metà dei quali parassiti.
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febbraio 22, 2011
Le cellule tumorali si camuffano proprio come fanno le cellule che invecchiano quando vogliono sfuggire alla morte.
Lo ha scoperto una ricerca coordinata dall’Italia attraverso l’Istituto Firc di Oncologia Molecolare (Ifom) di Milano e pubblicata nell’edizione online della rivista Nature Cell Biology. La ricerca, finanziata da Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) e Comunità Europea, permette di utilizzare alcuni farmaci già esistenti in modo nuovo e più efficace. I primi dati indicano inoltre che questi farmaci colpiscono in modo selettivo le cellule tumorali, risparmiando quelle sane.
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febbraio 14, 2011
Il batterio che causa la gonorrea sta ‘rubando’ un pezzo di Dna al genoma umano, che potrebbe essere l’arma usata per sfuggire agli antibiotici.
Lo hanno osservato i ricercatori della Northwestern University, che hanno descritto il loro studio sulla rivista mBio.
Quello della gonorrea e’ uno dei piu’ antichi batteri in circolazione, ed e’ uno dei pochi che attacca esclusivamente l’uomo. Studiando 14 campioni di batteri isolati dai pazienti i ricercatori hanno scoperto che una parte del Dna di alcuni di questi era identica ad una sequenza riscontrata nell’uomo. Con un ulteriore studio e’ stato dimostrato che il Dna aggiuntivo e’ presente nell’11% dei ceppi analizzati mentre invece e’ assente dai batteri che causano la meningite, molto vicini a quelli della gonorrea, un segno che lo step evolutivo che ha portato all’inglobamento del genoma umano e’ abbastanza recente.
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febbraio 4, 2011
La conoscenza dell’esatta sequenza genetica delle varianti potrebbe consentire di spiegare l’insoergenza di patologie in giovane età
Sono 28.000 le varianti strutturali – ampie porzioni del genoma umano che differiscono da individuo a individuo – individuate grazie a una dettagliata analisi del DNA di 185 soggetti svoltasi nell’ambito del 1000 Genomes Project dai ricercatori dello European Molecular Biology Laboratory (EMBL) di Heidelberg, in Germania, in collaborazione con il Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge, con la Università di Washington e la Harvard Medical School.
Lo studio, i cui risultati sono ora pubblicati sulla rivista Nature, potrebbe aiutare a capire per quale motivo alcune parti del genoma umano cambiano più di altre.
Nel corso della ricerca sono state individuate oltre un migliaio di varianti strutturali che interrompono la sequenza codificante di uno o più geni. Si ritiene che tali mutazioni possano essere collegate all’insorgenza di alcune patologie e che di conseguenza conoscere l’esatta sequenza genica di tali variazioni possa essere utile a restringere il campo alla ricerca di quelle effettivamente dannose.
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