Archivio per ‘musica’

maggio 19, 2013

The 13th floor elevators.

La loro storia comincia nel 1965, quando il loro futuro suonatore di jug (strumento orientale a forma di bottiglione in cui soffiare) e paroliere Tommy Hall, con sua moglie Clementine unifica in una sola band tre gruppi allora poco noti: i Conqueroo, dai quali proveniva lo stesso Tommy e l’amico di sempre degli Elevators, Powell St. John (compositore di alcune loro canzoni), gli Spades, dai quali proveniva il cantante e chitarrista Roky Erickson e infine i Lingsmen, dai quali provenivano il bassista (in origine violinista) Benny Thurman, il batterista John Ike Walton e il chitarrista solista Stacy Sutherland.

Appena incontrati, i cinque sotto la guida del produttore Lelan Rogers e registrano l’album entrato successivamente nella storia del rock psichedelico, The Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators. Il primo successo è il singolo estratto You’re Gonna Miss Me, scritto nel 1965 da Roky Erickson per gli Spades, che entra nella classifica statunitense e diventando col tempo uno dei brani simbolo del genere garage rock[3]. Nell’album il brano Don’t Fall Down, sempre di Erickson, e che in origine si chiamava We sell soul è presente come traccia fantasma nell’album All That May Do My Rhime dello stesso Erickson.

Nel 1966 Benny Thurman lascia il gruppo per prendersi cura di sua madre, ed al suo posto entra Ronnie Leatherman che lascerà la band poco tempo dopo per poi rientrare nel 1968).

Nel 1967 viene registrato l’album Easter Everywhere, con una sezione ritmica diversa composta da Danny Galindo al basso e Danny Thomas alla batteria eccetto per le due canzoni She Lives (In a Time of Her Own) e I’ve Got Levitation“, che hanno la sezione ritmica formata da Ronnie Leatherman al basso e John Ike Walton alla batteria. L’album non riscosse successo, anche ci sono brani interessanti come Slip Inside This House, lunga ballata psichedelica di 8 minuti con un testo a sfondo lisergico/religioso e melodie trascendentali ma allo stesso tempo piene di carica elettrica. Rispetto all’esordio nel disco sono più accurati gli arrangiamenti ed è migliorata la caratura tecnica dei musicisti.

Seguono due album di non poca importanza per la band, ma di poco valore storico: Live del 1968 e Bull of the Woods del 1969.

maggio 18, 2013

The mother of invention – Freak Out!

Scusate se lo metto per intero, ma oltre all’imbarazzo per la scelta questo album fa parte della storia del rock con un Frank Zappa cosmico, che parlndone disse”all’epoca non mi facevo”  In ogni caso un grande album.

In origine, il gruppo si chiamava “The Soul Giants” e ne facevano parte il batterista Jimmy Carl Black, il bassista Roy Estrada, il sassofonista Davy Coronado, il chitarrista Ray Hunt, e il cantante Ray Collins. Alcune fonti riportano che ci fu una violenta lite tra Collins e Hunt nel 1964 (secondo Collins: «Non ho mai picchiato Hunt, non mi ricordo nemmeno di avergli mai stretto la mano») che portò alla fuoriuscita di Hunt dalla band e al reclutamento di Frank Zappa in sua sostituzione come chitarrista. Zappa, data la sua forte personalità, diventò in breve tempo il leader del gruppo, che cambiò nome in “The Mothers” (“Le madri”) domenica 10 maggio 1964 (giorno della festa della mamma in quell’anno). Il nome della band era da intendersi come un’abbreviazione di “motherfuckers”, termine all’epoca in uso tra i musicisti per indicare musicisti scafati e dotati di talento.

Durante la fine del 1965, il produttore discografico Tom Wilson fece una breve vista nel locale dove si stavano esibendo le Mothers e offrì loro un contratto discografico e un anticipo di $ 2.500. Il chitarrista Henry Vestine, in seguito membro dei Canned Heat, fece parte del gruppo per poco tempo, ma lasciò quasi subito, il giorno della firma del contratto, dopo aver sentito l’ultima composizione di Frank Zappa intitolata Who Are the Brain Police?, che per lui “era veramente troppo strana”.[1] Le Mothers e Wilson passarono svariati mesi in studio spendendo migliaia di dollari nel tentativo di registrare e missare l’album di debutto del gruppo, il doppio LP Freak Out!, e su insistenza della MGM Records, la band fu costretta a cambiarsi il nome in “The Mothers of Invention”. Freak Out! venne pubblicato nel 1966, e i Mothers of Invention iniziarono un tour in promozione del disco.

maggio 14, 2013

The Kinks – You Really Got Me.

The Kinks è stato un gruppo musicale rock degli anni sessanta, formatosi a Londra. Sono considerati tra i gruppi più influenti della British invasion[2] I Kinks erano composti da Ray Davies (1944), cantante, e suo fratello Dave, chitarrista. A completare il gruppo Mick Avory (batteria e percussioni) e Pete Quaife (basso).

La band inglese ha all’attivo brani entrati nella leggenda come You Really Got Me (da molti ritenuto il primo pezzo hard-rock della storia, uscita nell’agosto 1964), All Day and All of the Night, Till the End of the Day, Sunny Afternoon, Dandy, Dedicated Follower of Fashion, Louie Louie, Lola, Village Green, Victoria, Days, Death of a Clown (cantata da Dave), Suzannah’s Still Alive e soprattutto I Go to Sleep, Autumn Almanac, Catch Me Now I’m Falling e Waterloo Sunset. Affrontavano argomenti spinosi, tabù per l’epoca, per esempio la Lola della celeberrima canzone è un travestito incontrato dal protagonista in un sordido locale di Soho “dove ti danno champagne che sembra coca cola”.

Nel 1968 Ray Davies compose anche le musiche di un’opera rock (che non venne però rappresentata), quasi un anno prima del celebre Tommy di The Who. Negli anni settanta orienteranno la propria attività musicale e concertistica in funzione soprattutto del mercato americano. Ebbero molta influenza su gruppi successivi, come i Clash ma soprattutto verso i gruppi brit-pop come Blur e Oasis.[2]

Nel 1990 vennero inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame. Si sciolsero nel 1996.

maggio 12, 2013

The Monks – Black Monk Time.

   “I monks non credono in niente.” Questo era scritto sulla copertina del loro primo ec unico album.

The Monks (in italiano I monaci) è il nome di una band di rock and roll formatasi nella metà degli anni sessanta e attiva principalmente in Germania.

 

Il gruppo è composto da 5 militari americani di stanza a Francoforte.

 

Iniziano ufficialmente con il nome di Torquays nel 1964 e agli esordi suonavano i classici standard del beat del momento o le cover di Chuck Berry.

 

Al 1965 risale il debutto con il nome di The Monks: è in questo periodo che inizia a delinearsi l’impronta del gruppo. Il loro esordio di fronte al grande pubblico avviene nel 1966 in alcune trasmissioni per la televisione tedesca tra le quali Beat Club, dove presentano il loro singolo d’esordio Complication, contenente sul retro Oh, How to Do Now.

 

Non riescono a entrare nelle classifiche di musica pop ma nonostante lo scarso successo di pubblico, pubblicano il loro secondo singolo Cuckoo che contiene la B-side I Can’t Get Over You.

 

Anche questo vende pochissimo, ma realizzano un terzo singolo, Love Can Tame the Wild, il cui lato B è He Went Down to the Sea.

 

Tutti i singoli sono del 1966 ed in questo stesso anno esce anche il loro unico 33 giri, Black Monk Time, inciso per la Polydor Records, un capolavoro se ascoltato adesso ma un flop per l’epoca.

 

All’inizio del 1967 inspiegabilmente il gruppo si scioglie.

 

I Sex Pistols e i Clash devono molto a questa band, anche se l’industria discografica del loro tempo ma soprattutto il pubblico non era ancora pronto per il loro entusiasmante, frastornante, atavico e selvaggio sound.

 

Si riunirono per un concerto/evento nell’ottobre 1999, in Germania.

maggio 12, 2013

32 anni fa moriva Bob Marley.

Robert Nesta Marley, detto Bob (Nine Mile, 6 febbraio 1945Miami, 11 maggio 1981), è stato un cantautore, chitarrista e attivista giamaicano.

È generalmente identificato con il genere musicale reggae, che peraltro lo rese popolare fuori dalla Giamaica. In riconoscimento dei suoi meriti, un mese dopo la morte fu insignito del prestigioso Jamaican Order of Merit. In molte delle sue canzoni Marley denuncia l’emarginazione dei poveri da parte del potere.

La sua attività ha inizio nel 1964, quando forma la band The Wailers; dopo il loro scioglimento, nel 1974, riforma la band reclutando nuovi elementi ma continua a suonare e a pubblicare dischi con il nome Bob Marley and The Wailers. Nel 2008 è stato posizionato al 19º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone e tra le sue migliori “tracce vocali” ci sono I Shot the Sheriff, No Woman, No Cry, Redemption Song e Three Little Birds[

Grazie Antonio per avermelo ricordato.

maggio 10, 2013

Sweet cocaine fred neil.

Era molto schivo e non amava fare tour promozionali e già dalla metà degli anni 70 si ritirò dalle scene per dedicarsi alla salvaguardia dei delfini[2].

maggio 10, 2013

Fred Neil – Everybody`s Talkin`.

Non è un ‘altra versione. E’ la versione originale. caro amico Antonio.

Fred Neil (March 16, 1936 – July 7, 2001)[1] was an American folk singer-songwriter in the 1960s and early 1970s. He did not achieve commercial success as a performer,[2] and is mainly known through other people’s recordings of his material – particularly “Everybody’s Talkin’“, which became a hit for Harry Nilsson after being used for the film Midnight Cowboy.[1][3] Though highly regarded by contemporary folk singers,[2] he was reluctant to tour (something he shared with Nilsson), and mainly spent the last 30 years of his life assisting with the preservation of dolphins.[3][4]

maggio 9, 2013

Bert Jansch – Needle of death.

maggio 9, 2013

Bert Jansch – Angie

Herbert “Bert” Jansch (3 November 1943 – 5 October 2011[1]) was a Scottish folk musician and founding member of the band Pentangle. He was born in Glasgow and came to prominence in London in the 1960s, as an acoustic guitarist, as well as a singer-songwriter. He recorded at least 25 albums and toured extensively from the 1960s to the 21st century.

Jansch was a leading figure in the British folk music revival of the 1960s, touring folk clubs and recording several solo albums, as well as collaborating with other musicians such as John Renbourn and Anne Briggs. In 1968, he co-founded the band Pentangle, touring and recording with them until their break-up in 1972. He then took a few years’ break from music, returning in the late 1970s to work on a series of projects with other musicians. He joined a reformed Pentangle in the early 1980s and remained with them as they evolved through various changes of personnel until 1995. Until his death, Jansch continued to work as a solo artist.

Jansch’s work influenced such artists as Al Stewart, Paul Simon, Johnny Marr, Elton John, Bernie Taupin, Bernard Butler, Jimmy Page, Nick Drake, Graham Coxon, Donovan, Neil Young, Fleet Foxes, Devendra Banhart Neil Halstead, and Roy Harper.

Jansch received two Lifetime Achievement Awards at the BBC Folk Awards: one, in 2001, for his solo achievements and the other, in 2007, as a member of Pentangle.

maggio 5, 2013

B.B. King – Sweet Little Angel

Black Angel Blues“, also known as “Sweet Black Angel” or “Sweet Little Angel“, is a blues standard that has been recorded by numerous blues and other artists.[1] The song was first recorded in 1930 by Lucille Bogan, one of the classic female blues singers.[2] Bogan recorded it as a mid-tempo, twelve-bar blues, featuring her vocal with piano accompaniment.

In 1934, Tampa Red recorded “Black Angel Blues” (Vocalion 2753). The song was performed at a slower tempo and featured prominent slide-guitar lines by Tampa Red. These early songs were released before Billboard or a similar reliable service began tracking such releases, so it is difficult to gauge which version was more popular, although subsequent versions showed Tampa Red’s influence. Robert Nighthawk recorded “Black Angel Blues” in 1949, with Nighthawk (electric slide guitar), Willie Dixon (double bass), and Ernest Lane (piano) (Aristocrat 2301). (The single, with its flip side “Annie Lee Blues”, listed the performers as “The Nighthawks”.) The following year Tampa Red recorded an updated version of the song, substituting a lyric and calling it “Sweet Little Angel” (Victor 22-0107). In 1953, Earl Hooker recorded it as “Sweet Angel” (Rockin’ 513).

In 1956, B.B. King recorded “Sweet Little Angel” (RPM Records 468). According to King, “I got the idea for ‘Sweet Little Angel’ from Robert Nighthawk‘s ‘Sweet Black Angel’, though I later discovered that the song had been recorded by someone before Nighthawk. At the time ‘black’ was not a popular word, as it is now. Instead of using the old title, I changed it to ‘Sweet Little Angel’—and that was a pretty big record for me”.[3] King’s version, with a horn section, was a stylistic shift for the song and it became a hit, reaching #8 on the Billboard R&B chart.[4] In 1957, he re-recorded “Sweet Little Angel” for his first album Singin’ the Blues. Both versions prominently feature B.B. King’s guitar work, with his note-bends “sounding almost like a lap steel in places.”[5]

After B.B. King’s success, many blues and other artists recorded their versions of “Sweet Little Angel”. Robert Nighthawk’s “Black Angel Blues” was inducted in 2007 into the Blues Foundation Hall of Fame “Classics of Blues Recordings” category[6] and B.B. King’s “Sweet Little Angel” is included in the Rock and Roll Hall of Fame‘s list of “500 Songs that Shaped Rock and Roll”.[7]

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